Shark finning e pesca intensiva

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SHARK FINNING E PESCA INTENSIVA


ROTMAN_N13VZweb_1Lo shark finning è una pratica illegale che consiste nel tagliare le pinne ad uno squalo ancora vivo, per poi rigettarlo in mare. Lo squalo privo di pinne va incontro a morte certa in una lenta ed atroce agonia. La morte sopraggiunge per asfissia, poiché lo squalo non potendo nuotare soffoca per mancanza di ossigeno. Infatti, gli squali necessitano di un continuo movimento per forzare l’acqua attraverso le branchie ed immagazzinare ossigeno.

Questo massacro negli ultimi anni ha assunto proporzioni enormi, causa la crescente richiesta di pinne di squalo sui mercati asiatici e non solo.

Il finning ha avuto, ed ha tuttora, effetti devastanti sulla popolazione degli squali in tutto il globo. Il numero di questi pesci si è ridotto drasticamente. Ogni anno decine di milioni di squali vengono massacrati per portare nei ristoranti di tutto il mondo le loro pinne (la pinna di squalo è l’ingrediente principale della “zuppa di pinna di squalo”. La pinna di squalo è insapore, utile soltanto per la sua consistenza gelatinosa; il sapore è dato dal pollo e da altre spezie, non dalla pinna dello squalo). Uno squalo viene ucciso soltanto per le sue pinne perché vendute a prezzi molto alti, mentre il costo della carne è basso, per questo motivo, lo squalo, dopo essere stato “depinnato”, viene rigettato in mare, ancora in vita; anche se comunque il commercio di carne di squalo è all’attivo.

 Oggi, oltre 20 specie di squalo sono a rischio di estinzione, altre, se non verranno prese contromisure in breve tempo, lo saranno tra pochi anni. La maggior parte degli squali ha subito un calo sconvolgente, ad esempio, nel particolare, lo squalo tigre (Galiocerdo cuvier), lo squalo pinna nera (Carcharinus melanopterus), lo squalo martello (Sphyrna zigaena), e lo squalo toro (Carcharias taurus) hanno subito un calo di oltre il 90%.

 Gli squali, inoltre, hanno un ciclo riproduttivo molto lento. Uno squalo, infatti, impiega circa 7 anni per raggiungere la maturità sessuale ed è in grado di procreare 1-2 piccoli l’anno. Per cui, non si riesce a compensare il notevole numero di morti per mano dell’uomo, con le nascite di piccoli squali.

 L’estinzione degli squali comporta rischi sia per il pianeta che per la vita dell’uomo. Gli squali, infatti, fungono da “regolatori dell’ecosistema”, la loro estinzione comporterebbe un crollo delle condizioni di vita negli oceani. Nel senso più concreto: scomparendo gli squali, vi sarebbe un aumento di piccoli pesci, i quali si nutrono di molluschi, i quali, a loro volta, filtrano le impurità dell’acqua, mantenendone le qualità. Per cui, con la diminuzione dei molluschi, diminuisce di conseguenza la qualità dell’acqua, comportando, quindi, danni alla vita degli oceani e dell’intero ecosistema, uomo compreso.

 Il finning non è l’unica pratica che conduce all’estinzione degli squali; ne è causa anche la caccia diretta per il commercio di carne di squalo (l’Italia è uno dei principali paesi importatori e consumatori). Inoltre, un gran numero di squali finisce “accidentalmente” nei palangari derivanti d’altura (per la pesca di tonno e pesce spada). Altra causa, ma non meno grave, del calo del numero degli squali, è l’assurda pratica sportiva dei tornei di caccia allo squalo che hanno luogo ogni anno negli Stati Uniti. Come detto precedentemente, gli squali, avendo un ciclo riproduttivo molto lento, una volta decimati, stentano a riprendersi.

Quasi un terzo degli squali presenti nelle acque europee sono da considerare a rischio di estinzione. Ad esempio, le popolazioni europee di squali eccessivamente sfruttati come lo spinarolo (Squalus acanthias), lo smeriglio (Lamna nasus) e lo squalo angelo (Squatina squatina) sono state proposte come specie altamente a rischio.

 Nel 1999 la FAO, consapevole delle drammatiche condizioni delle popolazioni di squalo, varò un Piano Internazionale di Azione sugli squali, che impegnava gli Stati Membri a sviluppare piani d’azione nazionali e regionali per la conservazione degli squali. Oggi, dopo anni di distanza, l’UE (Unione Europea) ed i suoi Stati Membri non hanno ancora prodotto questi piani.

 Lo sterminio degli squali sta portando alla scomparsa di un meraviglioso ed affascinante predatore (storico), che per milioni di anni ha resistito ai processi di evoluzione del pianeta. Eppure oggi, nonostante la loro apparenza fiera e potente, gli squali rischiano l’estinzione e la definitiva scomparsa dal pianeta per mano dell’uomo.

Oggi l’ICCAT non ha ancora stilato nessun progetto di protezione verso gli squali a causa dell’opposizione di Cina e Giappone che degli squali ne fanno una risorsa.

di Manuela Gargiulo

Shark and marine life saver

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Web Editor : Marcello Guadagnino, biologo marino ed esperto di pesca professionale. Autore del Giornale dei Marinai

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