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  • Ultima modifica dell'articolo:27 Dicembre 2022

Fino ad oggi si pensava che solo gli esseri umani potessero sviluppare il morbo di Alzheimer. Ma diversi marcatori di questa particolare demenza sono stati trovati in tre delfini, ciascuno di una specie diversa. 

La malattia di Alzheimer  colpisce più di 55 milioni di persone in tutto il mondo. Mentre si pensava che solo la nostra specie potesse sviluppare la malattia, un nuovo studio pubblicato sull’European Journal of Neuroscience contraddice questa ipotesi. 

I ricercatori hanno trovato indicatori su tre esemplari spiaggiati sulle spiagge scozzesi: un delfino naso bianco, un delfino comune ed un globicefalo. Segni di  demenza  erano già stati trovati nei cetacei, ma mai casi di morbo di Alzheimer!

Per lo studio, gli scienziati hanno analizzato il cervello di 22 mammiferi marini spiaggiati su diverse spiagge. Grazie all’immunoistochimica, sono state trovate diverse anomalie cerebrali tipiche della malattia di Alzheimer : un accumulo di “placche di amiloide-beta, accumulo intraneuronale di tau iperfosforilata e placche neuritiche” , descrive lo studio. Tuttavia, non vi è alcuna indicazione se gli animali avessero sintomi tipici della malattia. 

La malattia di Alzheimer (AD) è la malattia neurodegenerativa più comune e la principale causa di disabilità e dipendenza tra gli esseri umani anziani in tutto il mondo. Si ritiene che l’AD sia una malattia unica dell’uomo, sebbene molti altri animali sviluppino alcuni aspetti della patologia simile all’AD. Gli odontoceti (balene dentate) condividono tratti con gli umani che suggeriscono che potrebbero essere suscettibili all’AD.

Un individuo malato potrebbe portare l’intero gruppo a spiaggiarsi

Diverse ipotesi cercano di spiegare perché la malattia di Alzheimer possa svilupparsi in questi diversi delfini. Una delle quali ipotizza che ciò sia dovuto al fatto che possono vivere a lungo dopo che cessano di riprodursi, oppure che sia associata alla ricerca di cibo in acque profonde. In effetti, lì la disponibilità di ossigeno è minore, portando a una diminuzione del livello di ossigeno nel sangue e quindi nei tessuti del corpo.

Anche se la causa resta da determinare, secondo i ricercatori, la patologia potrebbe spiegare i massicci spiaggiamenti di gruppi di delfini in acque poco profonde! Questa è la tesi del “sick leader” o “sick leader”: se il delfino che guida il gruppo è nel posto sbagliato, allora tutto il gruppo ne risente!

Marcello Guadagnino

Web Editor : Marcello Guadagnino, biologo marino ed esperto di pesca professionale. Autore del Giornale dei Marinai

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