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  • Ultima modifica dell'articolo:14 Dicembre 2022

Riusciremo mai a ridare vita ad un dodo, un mammut o addirittura un dinosauro? Diversi scienziati stanno lavorando per “far risorgere” specie estinte creando ibridi, grazie a una riscrittura del loro DNA. Ma tali progetti sollevano molte questioni etiche ed ecologiche.

” Il genoma del dodo è completamente sequenziato”. Ecco l’annuncio inaspettato della biologa Beth Shapiro , in un seminario della British Royal Society of Medicine a marzo scorso, che indoca che questo uccello delle Mauritius possa tornare in vita. Incapace di volare, timido, Raphus cucullatus si esinse alla fine del XVII secolo, meno di cento anni dopo l’arrivo degli europei, vittima della caccia, della distruzione del suo habitat, ma anche del saccheggio dei suoi nidi da parte del ratti, gatti, cani e maiali introdotti dai marinai.

Dopo tante delusioni, la dottoressa avrebbe adesso ritrovato il raro uccello: un esemplare da collezione con DNA straordinariamente conservato in un museo in Danimarca.

Tuttavia, non sarà facile riportare in vita il columbiforme, perché “non sappiamo come clonare gli uccelli, vista la complessità dei loro percorsi riproduttivi (più complessi di quelli dei mammiferi, ndr)”, spiega la ricercatrice. Ciò non impedisce a gruppi di esperti di lavorare per “non estinguere” i volatili e testare diversi approcci per superare gli ostacoli tecnici. Anche Beth Shapiro non ha dubbi che un giorno riusciremo, non a ricreare un dodo o un mammut, ma animali che in parte gli assomigliano. “L’ingegneria genetica è oggi uno strumento in più al servizio della conservazione delle specie e degli ecosistemi “.

Marcello Guadagnino

Web Editor : Marcello Guadagnino, biologo marino ed esperto di pesca professionale. Autore del Giornale dei Marinai

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