Pubblicati i risultati dello Studio durato 3 anni per identificare, ridurre gli impatti delle reti fantasma e aumentare la biodiversità nelle aree costiere del Nord Adriatico

Venezia, 20 ottobre 2016 – Si è svolta oggi a Venezia, presso il Centro Congressi “Don Orione Artigianelli” (Sala Palladio), la conferenza finale del progetto LIFE-GHOST, in cui sono stati presentati i risultati ottenuti nell’arco dei tre anni di attività (2013-2016).

ll progetto LIFE-GHOST co-finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma LIFE+ Biodiversità, portato avanti con il partenariato dell’ Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche CNR-ISMAR (capofila del progetto), IUAV e Laguna Project, ha contribuito a valutare, attraverso approcci innovativi, la presenza e gli impatti delle reti e attrezzi da pesca persi o abbandonati sui fondali marini lungo la costa veneta, in particolare sulle aree rocciose corrispondenti alle cosiddette “tegnùe” (termine veneziano che significa “trattenute”), particolarmente ricche di biodiversità.

Le attività sul campo, condotte su una superficie pari a 2.125 ettari di fondale circoscrivibile a 15 aree che presentano formazioni rocciose naturali e una con scogliere artificiali (soffolta di Lido), hanno portato all’individuazione, mappatura e successiva rimozione di almeno 350 oggetti legati alle attività di pesca (reti e altri attrezzi), per un peso complessivo di oltre 500 kg, fornendo i primi dati scientifici per questo ambiente marino costiero.

Il progetto ha contribuito anche a dimostrare che la rimozione delle reti da fondali marini rocciosi, se attuata secondo criteri sostenibili, determina un miglioramento della biodiversità locale, e che questo è valutabile in termini economici, con un riconoscimento molto positivo da parte della popolazione – commenta Luisa Da Ros, primo ricercatore ISMAR-CNR e coordinatrice del Progetto GHOST. “Poiché d’altra parte le attività di rimozione – e questo vale per qualsiasi tipologia di rifiuto marino – non sono mai risolutive (basti pensare agli elevati costi delle attività in mare e all’impossibilità di attuare campagne di pulizia dei fondali continuative e su larga scala), molte azioni progettuali sono state rivolte anche alla diffusione delle conoscenze presso il pubblico, attraverso interventi comunicativi di vario genere mirati ad aumentarne la consapevolezza verso queste tematiche. Particolare attenzione è stata posta alla condivisione dei risultati del progetto con gli stakeholder, in modo tale che la comunicazione avvenisse in modo scientificamente corretto. In questo ambito, sono stati realizzati ad esempio un “codice di condotta” e un manuale tecnico sulla gestione delle reti fantasma indirizzato agli operatori della pesca e la proposta di regolamento “Raccomandazioni operative per una gestione efficace di reti e attrezzi da pesca abbandonati e persi in mare (ALDFG)” che è stato allegato alla mozione N°173 presentata presso il Consiglio della Regione Veneto dalla consigliera E. Baldin il 1 agosto 2016 e diretta alle autorità locali, da intendere come un insieme di linee guida di riferimento finalizzate a prevenire danni ambientali, biologici ed economici causati da questo tipo di rifiuti. Come si può capire, il nostro sforzo in questo ambito è stato particolarmente focalizzato ad ottenere un maggior coinvolgimento ed impegno da parte degli operatori del settore e in particolare degli enti/istituzioni preposte alla protezione del mare e delle sue risorse”.

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