In Indonesia esiste un piccolo villaggio, Lamalera, situato sull’isola di Lembata dove la pesca è vissuta in maniera atavica.

I “pescatori volanti” solcano le onde oceaniche a bordo di piccole imbarcazioni a vela dando la caccia a mante, squali e capodogli armati soltanto di lunghi arpioni in legno o bamboo. Una lotta tra il mare e il pescatore, tra il coraggio e la sfida. Vince chi torna a casa. E spesso capita che i pescatori volanti non ritornino.

Non esistono aiuti tecnologici, il pescatore si lancia da una piattaforma posta a prua della piccola imbarcazione direttamente sul pesce o sul cetaceo. E non è raro che la sfida la vinca l’animale.

A culminare l’atto è “il ramponiere” che rimane in equilibrio sulla piattaforma sino a quando non trova il momento giusto per colpire la preda. Una volta raggiunto l’animale il ramponiere si lancia con un balzo trafiggendo il dorso della preda. Se si tratta di squali, delfini o mante allora il ramponiere combatterà con l’animale sino a portarlo sotto la barca per issarlo e portarlo a terra. Se invece la preda è un grosso capodoglio saranno in 3 o 4 i ramponieri a gettarsi sull’animale sino a colpirlo mortalmente e poterlo poi trascinare sino in porto.

Questa pesca è praticata per il sostentamento degli abitanti, che crea attorno ai pescatori un alone di eroismo. Le carni vengono cosi suddivise a tutta la comunità, con il grasso viene prodotto olio barattato spesso con combustibile e le ossa utilizzate nelle costruzioni di capanne.

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