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Come pescare i calamari

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Un calamaro appena pescato
Un calamaro appena pescato


Vediamo insieme come pescare i calamari dalla barca e quali accorgimenti adottare durante l’azione di pesca.

La pesca dei calamari

Paradossalmente la pesca ai calamari praticata a bolentino si è sviluppata parallelamente all’evoluzione della traina con le esche vive, che ha portato moltissimi pescasportivi ad affrontare il freddo e la notte per la conquista dell’esca viva.

Il calamaro, infatti, non solo è la migliore esca viva per la traina alle grandi ricciole e ai dentici, ma è anche utilizzato come esca nella pesca a bolentino o innescato nei palamiti tagliato a striscioline. La pesca al calamaro comincia nelle ore successive al tramonto sino a notte fonda.

Dopo essere stato pescato viene conservato per alcune ore nelle vasche ossigenate per il vivo fino alla partenza dal porto per la battuta di traina, che  deve cominciare entro alcune ore affinché il calamaro sia ancora in vita al momento dell’innesco. Ma indipendentemente che si voglia utilizzare il calamaro come esca oppure prepararlo come cena, per pescarlo si utilizza la totanara.

Tecniche per pescare i calamari dalla barca

Due le tecniche principali per pescare i calamari, la pesca “da fermo” o lo “scarroccio”. La prima consiste nell’ancorarsi dove sappiamo per certo di trovare le prede, più facile ancora se si conoscono le coordinate geografiche, ‘rilevate’ in precedenza con l’utilizzo di Gps, in cui le catture sono state abbondanti. Ci si posizionerà su batimetrie dai 10 ai 30 metri su fondali rocciosi, su bordi delle secche o dove può stazionare la mangianza dei calamari costituita da piccoli pesci e in misura minore da crostacei, molluschi e policheti. *Nella pesca professionale ai calamari viene utilizzato un sistema di attrazione che permette il radunarsi dei calamari sotto la barca, il sistema è quello della cosiddetta “lampara”, cioè l’accensione di una fonte di luce che illumina la zona sottostante la barca per radunare la “minutaglia”.

calamari-4 Come pescare i calamariI calamari richiamati da questa grande eccitazione di vita e di colori, arriveranno a flotte sotto la barca ove stazioneranno finché la luce non sarà spenta. Nella pesca sportiva questo sistema è vietato, allora bisogna trovare una valida alternativa per trattenere questo brulichio nei dintorni della nostra imbarcazione Un metodo valido è quello di “calare” in mare sacchetti di pastura tritata (solitamente a base di sardine e farine varie) a rilascio lento. Aumentando la concentrazione di minutaglia facilmente arriveranno anche i calamari. Di grande importanza per la pesca ai calamari è il tipo d’imbarcazione con cui affrontiamo la battuta.

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Imbarcazioni comode con ampi pozzetti di poppa

Da prediligere barche con la zona poppiera abbastanza larga per poter ospitare 3/4 persone, ottimi per questo tipo di pesca sono i gozzi che permettono di posizionarsi, nell’azione di pesca, a raggiera. Per praticare questa pesca sono da preferire canne corte dal vettino molto sensibile in modo da poter agitare in acqua la nostra esca finta. In bobina nel mulinello ci sarà del filo dello spessore 0.18-0.20 molto elastico.  Le esche utilizzate sono le “Totanare” che nel tempo si sono evolute cambiando peso, forma e colore. Sono lenze che portano legato un cestello di ami senza barbe detto “traditore” fissato ad una lunga barretta in metallo cui in passato si legava un pezzo di pesce salato. Adesso questa barretta ha preso le sembianze di un crostaceo o di un pesce che viene avvicinato a una fonte luminosa prima di essere “calato” in acqua in modo da divenire fosforescente e quindi essere più riconoscibile.

Totanare: agguato sul fondo

Le totanare possono essere piombate, oppure, il piombo può essere inserito al termine del calamento. Si procederà quindi a far affondare le esche fino a che non si sentirà il piombo toccare, dopodiché si procederà a un’azione di spinning per la risalita dell’esca. Bisognerà applicare degli strattoni molto delicati in modo da imprimere un movimento ‘veritiero’ all’esca. Il calamaro riconoscendolo come preda si attaccherà all’esca rimanendo ‘tradito’ dagli ami che circondano la base dell’esca. Nel momento in cui la nostra preda verrà allamata bisognerà procedere a un recupero veloce. A questo punto il guadino diventa l’amico inseparabile di ogni pesca sportivo.

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Occhio alla fuga, il calamaro puo’ liberarsi facilmente

Ogni calamaro deve essere guadinato  per evitare di perderlo in acqua nel momento in cui arriva in superficie e spruzzerà violentemente acqua dal sifone per liberarsi. Ci riesce facilmente, ma dal momento che è nel retino non avrà più via di scampo. Nella pesca a scarroccio non ci forniremo di pastura, lasceremo la barca in balia della corrente facendoci trasportare su secche o su fondali dove ci sono vasti posidonieti che possono essere ricchi di vita.

Eging : la tecnica per la pesca del calamaro

Con questo tipo di tecnica possiamo anche non utilizzare le canne da pesca, ma il ‘classico’ sughero intorno al quale avvolgere la lenza, mentre l’azione di spinning va fatta facendo su e giù con il braccio. Il calamento per la pesca ai calamari sarà identico a quello utilizzato nella pesca da fermo, calibrando il piombo in base alla corrente. Possono essere utilizzate anche 2 o 3 totanare per calamento, montate a bandiera, ma in questo casa si dovrà provvedere a utilizzare totanare non zavorrate, mettendo l’unico piombo alla fine del calamento. Questa tecnica per la pesca al calamaro viene utilizzata su fondali più importanti che vanno dai 20 ai 50-80 metri, terminata la secca si provvederà a risalire la corrente a motore acceso e si ripercorrerà il tratto di mare. Se avete astuzie e segreti sulla pesca dei calamari e delle seppie e volete condividerle con noi potete lasciare un commento utile agli altri lettori.

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