Lo rivela la “lista rossa” IUCN per la conservazione della natura. Sotto accusa metodi e techiche di allemento e pesca non sostenibili.
Non solo opossum e delfini (tra cui la rara specie dia cqua dolce del Sud-est asiatico) ma anche piante la cui fine potrebbe non essere lontana. A lanciare l’allarme e’ la IUCN con l’ultimo aggiornamento nella lista rossa che punta il dito contro l’uomo e le cattive pratiche di allevamento e pesca.
Un bilancio pesante: in Australia ben tre specie di rettili sarebbero già scomparse (il Lepidodactylus listeri, comunemente conosciuto come Lister’s gecko; il Cryptoblepharus egeriae, ovvero lo scinco dalla coda blu e l’ Emoia nativitatis, noto come scinco delle foreste dell’isola di Natale) a cui potrebbe seguire la scomparsa dell’orcella asiatica (Orcaella brevirostris) una specie di delfino che vive nei pressi delle coste e negli estuari di alcune regioni dell’Asia sud-orientale. Per questa specie l’IUCN ha dichiarato unop status da “vulnerabile” a “in pericolo di estinzione”. A seguire anche la Neophocaena asiaeorientalis o neofocena che vive nelle acque costiere dell’Asia. All’estremità occidentale, il loro areale comprende la zona che va dalle coste occidentali dell’India fino al golfo Persico. In tutto il loro areale, queste focene risiedono in acque basse (fino a 50 m), nei pressi della costa, in acque con fondali soffici e sabbiosi.
Stessa sorte sembrerebbe toccare all’opossum con la coda ad anello australiano. A causa del cambiamento climatico la popolazione di Opossum e’ calata di oltre l’80% negli ultimi 10 anni.

Ma a rischiare la scomparsa non sono solo animali: tra le piante lo Iucn annovera diverse varietà selvatiche di riso, frumento e anche la batata, un particolare tubero.

