Secondo lo studio più ampio e dettagliato del suo genere, gli oceani del mondo subiranno sempre più tempeste nei prossimi 30 anni.

I risultati dello studio sono abbastanza preoccupanti e, mentre il pianeta si surriscalda eventi estremi come tempeste ed inondazioni saranno sempre piu’ frequenti.

Potrebbero avere un effetto devastante sulle coste le future tempeste degli oceani con un aumento dell’altezza media delle onde e la velocità del vento che rischia di aumentare fortemente.

Gli effetti più disastrosi potrebbero verificarsi in Oceano Antartico

Lo studio condotto dal Dr. Ian Young, dell’Università di Melbourne ha analizzato i dati provenienti da 31 satelliti e piu’ di 80 correntometri oceanici.

Sembra che la potenza dei venti dell’oceano Antartico sia aumentata di 1.5 metri al secondo ovvero dell’8% negli ultimi 30 anni e l’altezza delle onde di 30 cm. I venti più forti sono aumentati di circa 0,6 metri al secondo nel Pacifico equatoriale, nell’Atlantico e nel Nord Atlantico.

ricerca-science Oceani tempestosi: il futuro dei mari sarà sempre piu' in tempestaAnche se gli aumenti del 5 e dell’8% potrebbero sembrare irrilevanti, il continuo aumento di tali parametri darà degli impatti importanti nel prossimo futuro.

Young ha affermato che l’aumento dell’altezza delle onde potrebbe portare a gravi inondazioni ed all’erosione costiera e quindi esporre strutture offshore come i parchi eolici a danni importanti.

Il Dr. Paulo Ceppi, del Grantham Institute Imperial College di Londra afferma che i cambiamenti osservati nell’Oceano Antartico sono probabilmente dovuti al buco nello strato di ozono nella stratosfera antartica, in misura maggiore rispetto al riscaldamento globale.

Lo studio pubblicato sulla rivista Science aggiorna un precedente rapporto pubblicato della stessa equipe quasi dieci anni fa.

I risultati suggeriscono anche che le acque dell’Oceano Antartico stanno diventando sempre più pericolose per le navi da trasporto. Secondo Young, tempeste più intense intorno all’Oceano Antartico possono anche generare onde di grane ampiezza che si diffonderebbero nell’Oceano Indiano, nel Pacifico e nell’Atlantico meridionale.

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