Ultimo ruggito per i motori della nave Iginia

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La nave Igina era la “nonna” della flotta Bluvia

Alla fine anche per la “Iginia” è arrivato il momento di spegnere i motori. Il nuovo anno, infatti, ha sancito il fermo definitvo da parte di Rete Ferroviaria Italiana, la società del Gruppo Ferrovie dello Stato che con il marchio Bluvia si occupa del traghettamento ferroviario tra l’Italia e le Isole maggori.

651495ba0309535d59217eb9fd814fc1-300x225La “nonna” delle navi operative sullo Stretto giunge così alla “pensione” dopo ben 43 anni di onorato servizio. Varata ad Ancona nel 1969, presso i Cantieri Navali del Tirreno e Riuniti, la Iginia è stata la prima di una classe di traghetti gemelli che comprendeva anche la “Sibari” e la “Rosalia”, già alienate rispettivamente nel 2009 e nel 2012.

Lunga 141,50 metri e larga 18, per una stazza di oltre 5700 tonnellate, la Iginia ha vissuto i migliori lustri della storia della navigazione pubblica italiana.

Della sua lunga “carriera”, così come riportato nell’articolo scritto da Roberto Munaò e pubblicato sul sito dell’associazione Ferrovie Siciliane, si ricordano due avvenimenti di particolare rilievo.

Il primo risale al 13 Aprile 1974, quando la nave traghetto “Reggio”, in fase di entrata nel porto di Messina, riportò un’avaria al timone che la costrinse ad arenarsi su una lingua di sabbia nei pressi del forte San Salvatore. Numerosi, ma vani, furono i tentativi dei rimorchiatori per disincagliarla, così si decise di utilizzare la potente Iginia, che in pochi istanti trainò la sfortunata “collega” nel porto peloritano.

Un altro avvenimento che ha segnato, purtroppo negativamente, le vicende della nave risale al 26 marzo 2007, quando il programma di Italia 1 “Le Iene” trasmette un servizio girato a bordo del traghetto durante la sosta notturna, denunciando sia la mancanza di un guardiano all’ingresso dell’unità, sia evidenti e gravi carenze strutturali della stessa.

E’ proprio grazie a quel servizio che si assiste alla “rinascita” della Iginia, prontamente trasferita da Bluvia nei Cantieri Navali Noè di Augusta (SR). In quasi un anno di lavori la nave viene rimessa a nuovo, rivalutando sia gli aspetti legati alla sicurezza di passeggeri ed equipaggio sia quelli meramente estetici. Vengono infatti restaurati i ponti, le panchine e i passamano in legno, le poltrone e i tavolini dei saloni tornano al loro antico splendore e anche la ciminiera annuncia la “remise en forme” dell’unità con una fumata chiara e limpida.

Ciononostante, dopo la demolizionie degli altri due traghetti gemelli, oltre che per evidenti limiti di età, tutto lasciava presagire che la prossima nave della flotta FS ad essere alienata sarebbe stata proprio la Iginia. E così puntualmente è accaduto: giunte in riva allo Stretto la nuova ammiraglia “Messina” e la riammodernata “Logudoro”, e completati i ciclici interventi di manutenzione a cui sono state sottoposte le restanti navi ferroviarie “Scilla” e “Villa”, il 25 dicembre 2013 la Iginia ha compiuto la sua ultima traversta tra Sicilia e Calabria.

Si completa in tal modo quel processo, iniziato alcuni anni addietro non senza polemiche, di forte riduzione e “ringiovamento” del naviglio statate, oggi costituito da quattro navi ferroviarie (marchio Bluvia), tre bidirezionali e due monocarene (Bluferries).

Fonte: Trasportisullostretto.it

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Web Editor : Marcello Guadagnino, biologo marino ed esperto di pesca professionale. Autore del Giornale dei Marinai

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