Il murice spinoso è uno dei molluschi più affascinanti del Mediterraneo, noto non solo per la sua particolare morfologia ma anche per la storia che porta con sé. La sua conchiglia allungata, robusta e ornata di spine lo rende facilmente riconoscibile. Il lungo canale sifonale, che può arrivare a costituire metà della sua lunghezza, e le file di spine che percorrono i giri della conchiglia conferiscono a questo animale un aspetto quasi “corazzato”, tanto che ricorda una piccola arma naturale.

Si tratta di una specie che può raggiungere i nove centimetri di lunghezza e che spesso appare ricoperta da alghe e piccoli organismi incrostanti, i quali mimetizzano il colore originale della conchiglia, normalmente tendente al beige. Le spine, fragili e soggette a rottura, fanno sì che molti esemplari mostrino solo tubercoli consumati, senza perdere però la loro inconfondibile forma. Quando si ritira all’interno, il murice chiude la sua apertura con un opercolo corneo, duro e marrone, capace di proteggerlo dai predatori.

Vive su fondali sabbiosi e fangosi, generalmente tra i cinque e i cinquanta metri di profondità, anche se non è raro incontrarlo fino a duecento metri. Talvolta si spinge anche in zone più rocciose, soprattutto nei bassi fondali, dove trova riparo e nutrimento. È un predatore specializzato: perfora con pazienza le conchiglie di altri molluschi, come bivalvi e gasteropodi, per nutrirsi della parte molle al loro interno.

La sua riproduzione avviene due volte l’anno, con maggiore intensità nei mesi estivi. Le femmine depongono le uova all’interno di capsule che, riunite insieme, formano grandi sfere spugnose, talvolta di dimensioni sorprendenti. Questa strategia riproduttiva garantisce la protezione delle larve fino alla loro liberazione in mare.

Ma ciò che ha reso il murice celebre nella storia non è solo la sua forma particolare o il suo comportamento predatorio. Nell’antichità, infatti, questo mollusco veniva raccolto per estrarre una sostanza che, esposta all’aria e trattata con attenzione, si trasformava in un pigmento pregiato: la porpora. Si trattava di un colore raro e costoso, riservato a re e imperatori, simbolo di potere e prestigio. Da poche gocce prodotte dalle ghiandole del murice nascevano tessuti che hanno fatto la storia.

Oggi il murice spinoso è ancora presente in diverse aree del Mediterraneo, dove viene talvolta raccolto anche come alimento. In alcune regioni la sua pesca è regolamentata, a testimonianza del valore ecologico ed economico che conserva. Nonostante l’uso alimentare e le antiche tradizioni legate alla porpora, questo mollusco resta soprattutto un piccolo protagonista della biodiversità marina, un custode dei nostri fondali che racconta al tempo stesso natura e storia.

Marcello Guadagnino
Marcello Guadagnino - Biologo Marino Biologo marino (Università di Palermo/Camerino) con 10 anni di esperienza nella pesca professionale in Francia per Pacific Peche. Collabora con Oceanis e enti di ricerca scientifica francesi per comunicazione e ricerca. Oltre 500 immersioni scientifiche nel Mediterraneo. Consulente scientifico ed esperto di pesca professionale. Linkedin : Visita il mio profilo LinkedIn
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