Svelato il mistero del “mare che parla”

Dopo decenni di mistero , gli scienziati hanno scoperto la fonte del “mare che parla“, una voce che proviene dalle profondità degli Oceani  .

Le colpevoli, secondo uno studio pubblicato sulla rivista  Biology Letters sarebbero le Balenottere minori dell’Antartico.

Nello studio i ricercatori sono riusciti ad udire i suoni emessi dalle balene ed a riconoscere anche gli esemplari che li emettevano.

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Balenottere minori in gruppo

Il mare che parla” era stato indicato per la prima volta negli anni 60, quando era stata resa nota la notizia che negli oceani dell’antartico si udiva un suono particolare provenire dal mare, quasi come una confusa serie di starnazzi di anatra che si ripetevano regolarmente.

Per decenni questi suoni sono stati registrati ma rimaneva un mistero chi fosse il colpevole.

-Nessuno avrebbe mai pensato alle balene- dice Denise Risch docente di statistica alla Woods Hole, nel Massachusetts.

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Mappa dell’area di studio (Stellwagen, santuario marino internazionale )

Questi suoni sembravano provenire da volatili invece erano le balenottere minori antartiche ad emetterli.

Nel febbraio 2013 Risch con Peter J. Corkeron, William T. Ellison, e Sofie M. Van Parijs hanno registrato i suoni di due balenottere minori ( Balaenoptera antartiche bonaerensis ) collegando tramite una ventosa, dei microfoni direttamente sul corpo delle balene. Lo scopo era quello di studiare i comportamenti alimentari e monitorare i movimenti delle balene. Ma finirono involontariamente  a risolvere un mistero lungo decenni.

I rumori si verificano stagionalmente – ogni inverno e ogni primavera – vicino all’Antartide e all’ Australia e sono udibili in sequenza distanziate di circa 3,1 secondi di distanza . Ora che i ricercatori hanno individuato la fonte , possono studiare le registrazioni audio ottenute negli ultimi 50 anni.

Gli scienziati ipotizzano che le balene usano questo strano suono come mezzo di comunicazione, per gli spostamenti o a fini riproduttivi .

Identificare i loro suoni ci permetterà di utilizzare il monitoraggio acustico passivo per studiare questa specie “, ha detto Risch . ” Potremmo ottenere cosi i tempi della loro migrazione, l’esatta tempistica di quando gli animali compaiono nelle acque antartiche e quando se ne vanno – un modo per capire i flussi migratori di questi animali. ”

Queste registrazioni permetteranno non solo agli scienziati di studiare le balenottere minori dell’Antartide , ma offrono un metodo di ricerca alternativo alle pratiche discutibili dei balenieri giapponesi .

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