Quando si parla di pesce, spesso pensiamo alle solite specie che troviamo sui banchi del mercato o al ristorante: tonno, salmone, branzino… Ma sapevi che consumare una maggiore varietà di pesci, soprattutto di piccole dimensioni, potrebbe essere una soluzione efficace per proteggere i mari e migliorare la nostra alimentazione?
È quanto suggerisce una recente ricerca della Cornell University, secondo cui scegliere una combinazione di diverse specie di pesci può fornire molti più nutrienti rispetto al consumo di una sola tipologia, anche se molto nutriente. In alcuni casi, questa strategia permette di ottenere fino al 60% di nutrienti in più dalla stessa quantità di pesce.
L’idea alla base dello studio è semplice: la biodiversità fa bene, non solo alla natura, ma anche alla nostra salute. Se invece di puntare sempre sulle stesse specie, spesso sovrasfruttate e costose, scegliessimo tra più specie commestibili, potremmo ottenere diete più ricche e sostenibili.

La biodiversità nel piatto è il primo passo per proteggere quella nei nostri oceani
Il ricercatore Sebastian Heilpern e il suo team hanno analizzato quali specie vengono consumate nel mondo e quali valori nutrizionali offrono. Hanno poi incrociato questi dati con le specie effettivamente presenti nelle diverse zone costiere. Grazie a un modello matemarico, hanno simulato le combinazioni migliori per ottenere un pasto completo e nutriente con il minimo quantitativo di pesce.
Il risultato? Quando si pesca in maniera più diversificata, le diete risultano più equilibrate e sostenibili. Le specie più vantaggiose sono di solito pesci di piccola taglia, che crescono in fretta, vivono più in basso nella catena alimentare e sono più resistenti sia alla pesca eccessiva sia ai cambiamenti climatici. Pesci come sardine e acciughe, per esempio, non solo sono ricchissimi di nutrienti, ma offrono anche alternative simili, il che rende più facile variare.
Lo studio ha inoltre evidenziato che le aree costiere tropicali, come il Triangolo dei Coralli nel Pacifico, l’India, l’Amazzonia e l’Australia, vantano la maggiore biodiversità ittica. Negli Stati Uniti, invece, anche se la varietà di specie sarebbe buona, il consumo è fortemente concentrato su poche tipologie: appena 10 specie coprono il 90% del pesce mangiato nel Paese.
Il messaggio dei ricercatori è chiaro: la biodiversità non è solo una questione ambientale o etica, ma ha ricadute dirette sul benessere delle persone e sulla sicurezza alimentare globale. Imparare a valorizzare e consumare pesci meno conosciuti potrebbe essere una soluzione concreta per proteggere gli ecosistemi marini e, allo stesso tempo, migliorare la qualità della nostra dieta.
Lo studio è stato finanziato da varie istituzioni scientifiche, tra cui la Cornell University e la National Science Foundation.
Cornell University. “Eating an array of smaller fish could be nutrient-dense solution to overfishing.” ScienceDaily, 3 giugno 2025.sciencedaily.com
Puoi leggerlo direttamente qui: https://www.sciencedaily.com/releases/2025/06/250603141204.htm
Lo studio originale è stato pubblicato sulla rivista Nature Sustainability con il titolo:
“Leveraging biodiversity to maximize nutrition and resilience of global fisheries”sciencedaily.com
Autori: Sebastian A. Heilpern, Franz W. Simon, Suresh A. Sethi, Kathryn J. Fiorella, Alexander S. Flecker, Carla Gomes, Peter B. McIntyre.
