Durante un rilievo batimetrico sui fondali dello stretto di Messina i ricercatori del CNR si sono ritrovati davanti a tonnellate di rifiuti accumulati sul fondale.

Tra queste plastica, materiali edili, barili, scarpe, stoviglie varie, un forno, un albero di Natale, copri wc, pneumatici,  legno ed anche una vettura.

Il fondale dello Stretto di Messina nel tempo ha accumulato una grande quantità di rifiuti.  A rivelarlo uno studio del CNR e dell’Università la Sapienza di Roma (RitMare) dopo un attento studio dei fondali a bordo della Nave Urania del Conisma e della nave oceanografica Universitatis . Lo studio apparso sulla rivista Nature porta la firma di Martina Pierdomenico, Daniele Casalbore e Francesco Latino Chiocci. I rifiuti bentonici segnalati su una distanza di circa 6 chilometri troverebbero una concentrazione maggiore sulla sponda sicilia, ma questo probabilmente è dovuto alle correnti profonde dello Stretto di Messina.

Secondo i ricercatori i rifiuti sono dovuti alla forte urbanizzazione costiera. Una cosa è certa : ormai i nostri rifiuti sono ovunque. E, se fossimo in grado di scandagliare le zone nascoste del mare e degli oceani è certo che avremmo delle orribili sorprese. Basti pensare che persino nella Fossa delle Marianne, una delle zone piu’ nascoste del piante,sono state ritrovate plastiche e microplastiche.

Contare e classificare gli oggetti è stato un lavoro di mesi per Martina Pierdomenico che ha parlato su Repubblica di “Quattromila pezzi in tutto, solo fra quelli identificabili. Quasi la metà ha dimensioni fra 10 e 50 centimetri. La concentrazione maggiore è sul versante siciliano, con un record di 200 rifiuti in 10 metri. L’autovettura invece si trovava sulla sponda calabrese. Una discarica sottomarina che forse mai potrà essere bonificata. Secondo Francesco Latino Chiocci, docente di geologia marina all’università Sapienza di Roma “Quel che accadrà, immagino, è che lentamente i rifiuti saranno ricoperti da fango o da altri rifiuti e un mio collega li ritroverà fra migliaia di anni. Così la nostra epoca verrà ricordata come l’epoca della geo-monnezza”.

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