Il Giornale dei MARINAI Squali Il sagrì nero – Etmoperus Spinax

Il sagrì nero – Etmoperus Spinax


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L’evidenziatore sulla spina dorsale dello squalo Etmopterus Spinax.

Nelle profondità del mare, non è raro vedere pesci che illuminano debolmente la penombra di piccole fonti di luce sui lati, sulla testa o sullo stomaco. Queste luci, i fotofori e questa funzione, la bioluminescenza, possono avere diverse funzioni come attrarre prede o riconoscersi tra congeneri.

Il piccolo squaletto Etmopterus Spinax chiamato anche sagrì nero, è un pesce che vive a grandi profondità, e che difficilmente risale dalle piane abissali. Questo pesce è una vera e propria centrale elettrica, visto in natura nelle profondità marine si illumina a festa come se fosse un albero di natale grazie a delle cellule luminescenti sia nello stomaco che sulla parte esterna del tessuto cutaneo.

Ma a cosa serve essere illuminati al buio quando bisogna sfuggire a i predatori e attaccare a sorpresa le prede?

Etmopterus spinax

La risposta ce la da uno studio effettuato da un team di ingegneri del nord Europa che ha ricreato in laboratorio le condizioni di ambienti profondi per osservare la specie in questione.

Gli squali sono stati fotografati ed è stata misurata l’intensità luminosa delle cellule. La risposta è stata che questo squalo utilizza questa luminescenza come meccanismo di difesa. In realtà lo squaletto è dotato di 2 spine velenifere posizionate davanti le due pinne dorsali. Le cellule luminose aiutano al riconoscimento di queste spine al buio. E’ un po’ come passare sopra un evidenziatore per segnalare il pericolo! Queste cellule segnano il profilo esatto delle spine che i predatori scambiano per delle affilatissime sciabole allertandosi ancor prima di attaccare. Essendo posizionate accanto alla spina dorsale la luce non arriva sul fondo e quindi rimangono non visibili alle prede.

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