Lesotho Highlands Water Project

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Le tante (troppe) dighe del Lesotho Highlands Water Project

diga Katse

Operai al lavoro alla diga di Katse

Tramite un trattato tra la repubblica del Sud Africa ed il governo del Lesotho nel 1986 venne istituitomil Lesotho Highlands Water Project (LHWP) che prevedeva la realizzazione di 5 dighe collegate da 200 chilometri di tunnel passanti tra le montagne Maluti e una centrale idroelettrica per la produzione di 72 MW per la fornitura energetica del Lesotho. Lo scopo di questa maestosa opera er quello di fornire acqua, (risorsa abbondante in Lesotho) alla provincia sudafricana del Guateng prelevandola dai fiumi Malibamatso e Senqunyane, l’opera é ancora in realizzazione e i fondi stimati per la conclusione dei lavori si aggirano intorno a 8 miliardi di dollari. La stipulazione del trattato fu necessaria per far arrivare i finanziamenti al Lesotho senza incorrere alle sanzioni internazionali dell’epoca contro il regime dell’apartheid, il proseguimento dei lavori di costruzione ha sottratto a più di 27.000 persone le proprie risorse, privando interi villaggi dove vivevano migliaia di famiglie Basotho, un etinia locale che viveva di agricoltura e pastorizzia, delle proprie terre costringendoli al trasferimento in nuovi territori ma solamente 2.000 di loro hanno avuto fin ora accesso al programma di reinserimento.
Lesotho+Highlands+Water+ProjectLa valle adiacente alla diga Katse contava 2.000 ettari di terra arabile e più del doppio di terra da pascolo, le popolazioni che usufruivano di queste risorse hanno avuto un compenso sottoforma di denaro, cereali e foraggio per la propria sussistenza ma la ripartizione delle risorse é stata mal gestita, tantoché ogni individuo ha ricevuto solo una minima parte del risarcimento in forma monetaria, il 97% rappresentato da cereali e solo il 3% in legumi, creando una alimentazione sbilanciata e provocando una rapida diffusione delle malattie e malnutrizione.
Dal punto di vista demografico le Highlands, altopiani del Lesotho e zone remote della regione sono state profondamente modificate, in quanto hanno ricevuto all’avvio del progetto l’arrivo di 20.000 persone per lavorare alla realizzazione del progetto raddoppiando quasi, la popolazione già presente.
Infatti oltre alla forza lavoro locale sono stati assunti lavoratori provenienti in gran parte dal Sud Africa, che associate alla gestione poco felice dei lavori hanno causato tensioni e scioperi a causa di discriminazioni salariali nei confronti dei lavoratori provenienti dal Basotho.
Nel 1996 cinque lavoratori in sciopero sono stati uccisi dalle forze dell’ordine e l’anno successivo ha perso la vita per mano della medesima organizzazione un rappresentante sindacale, ciò ha avuto effetti opposti da quelli sperati suscitando un malcontento crescente, associato a manifestazioni sempre più presenti, inoltre la presenza di lavoratori stranieri all’interno del paese ha creato la diffusione di malattie come l’AIDS con un 1 lavoratore su 20 risultato positivo ai controlli del 1992 e un aumento esponenziale della prostituzione e dell’alcolismo.
Durante la fase di riempimento del bacino di Katse, 2.000 persone hanno  subito uno spostamento a causa dello smantellamento di 300 abitazioni giudicate di intralcio alla costruzione della diga, il cambiamento forzato del territorio ha avuto effetti diretti sugli interessati sia dal punto di vista socioeconomico che culturale, in oltre le politiche di reinsediamento si sono rivelate inadatte e non sufficienti per il sostentamento nei primi periodi del trasferimento associate alla mancanza di un piano di sviluppo rurale da attivare al termine del periodo di compensazione per garantire un sostentamento futuro.
Molti dei problemi causati dal progetto LHWP sull’ambiente derivano dalla mancanza di valutazioni di impatto ambientale, da una stima errata dei costi e dei benefici, e da un inappropriato studio sismico del territorio, infatti anche in questo caso vi è stata presenza di scosse sismiche, per l’esattezza 95 scosse in 16 mesi nel 1995 provocate dal riempimento della diga Katse a causa della pressione di 350 milioni di tonnellate d’acqua che hanno provocato una faglia di 1,5 chilometri nel villaggio di Mapeleng, essiccando le fonti d’acqua potabile e mettendo in pericolo gli abitanti della zona e l’ambiente stesso. Un altro effetto della realizzazione della diga da tenere in considerazione é l’impatto apportato alla morfologia del fiume a monte e a valle del bacino, il fiume Orange con la costruzione delle 24 dighe ha subito una modificazione del regime delle temperature con la conseguente modifica dell’ecosistema e la riduzione della biodiversità.
Ancora una volta durante la pianificazione si é commesso l’errore di sottostimare la sedimentazione del bacino mettendo a rischio il funzionamento dell’impianto di Katse nei tempi futuri prima delle previsioni.
Il resoconto di questo maestoso progetto vede la conclusione dei lavori per il 2017 con la realizzazione di 5 dighe ma allo stato attuale solo 2 sono state realizzate, la diga Katse alta 185 metri con 350 milioni di tonnellate d’acqua e la diga Mohale alta 146 metri, 48 chilometri di tunnel realizzati che sono solo una piccola parte in confronto dei 200 chilometri previsti e oltre agli 8 miliardi di dollari stanziati per il progetto bisogna annoverare tra i costi di costruzione 24.000 sfollati dell’etnia Basotho, 3.000 ettari di terre sommerse che rappresentano il 10% delle terre coltivabili del Lesotho, 4.500 ettari di pascolo scomparsi, 300 abitazioni perse, 5 lavoratori e un rappresentante sindacale uccisi durante uno sciopero, e 3 donne ferite durante una manifestazione di opposizione alla costruzione di una diga.

fiume Narmada

Il fiume Narmada

Il fiume Narmada la cui sorgente è posta a 3.500 metri sul livello del mare fa parte del bacino idrico dell’altopiano di Amarkantak nello stato indiano del Madhye Prades e si estende per 1.300 chilometri attraversando tre stati, Madhye Pradesh, Maharashtra e Guajarat fino a sfociare nel Mar Arabico nella città di Bharuch. La gente del luogo chiama il fiume “Marmara Mai” ovvero Madre Narmada, una dea appartenente alle sette divinità-fiume dell’India.
Il fiume Narmada e i suoi 41 affluenti venne inserito all’interno del Narmada Development Project, che prevedeva la costruzione di 3.200 dighe di cui 30 grandi dighe, 135 di media dimensione e le rimanenti delle 3.200 costruiti come piccoli invasi trasformando un grande fiume quale il Narmada in una serie di piccoli bacini. Il progetto si pone l’intento di fornire acqua per l’irrigazione e prevede di sommergere 123.000 ettari di terra per irrigare 91.000 e di fornire energia elettrica ai due stati di Madhya Predesh e Gujarat. Come è facile pensare, dato che il fiume Narmada attraversa tre stati,sin dalle prime fasi della progettazione ci furono accese dispute tra i capi degli stati interessati per rivendicare la propria fetta del progetto ma senza considerare i costi che avrebbero pagato i loro popoli.
Alla fine degli anni Ottanta i villaggi e le terre di 1.000.000 di persone furono sommersi includendo anche 41.000 ettari di foresta vergine, 249 villaggi e l’antica città di Harsud. Il valore monetario della sola foresta fu stimato per circa 6 miliardi di euro, cifra che comunque risulta irrisoria se paragonata agli inestimabili danni ambientali che il progetto provocò.
Tra le 3.200 dighe del progetto, Sardar Savor é senza dubbio la più maestosa, inoltra interessa tutti i tre stati partecipanti alla costruzione. In fase di progettazione la sua altezza fu modificata svariate volte, e le stime prevedevano un contributo all’irrigazione per 1.800.000 ettari di terra risolvendo il problema dell’insufficienza idrica dello stato di Gujarat, inoltre la centrale idroelettrica della diga avrebbe generato 1.450 MW di energia elettrica.
L’altezza iniziale della diga che era di solamente di 50 metri fu elevata poco dopo a 100 metri e nel 2003 subì un ulteriore elevazione a 110,6 metri avvicinandosi ai 136,5 previsti dal progetto, quest’ultimo innalzamento dello sbarramento mise in allarme la popolazione del villaggio di Manibelli costretta a abbandonare il proprio villaggio e a reinsediarsi risalendo le pendici della collina sovrastante il vecchio villaggio. Il popolo di Manibelli non restò a guardare e cominciò un’attiva resistenza contro la diga, da allora il villaggio subbi altri spostamenti risalendo sempre di più la collina mettendo gli abitanti a rischio di dover abbandonare del tutto il territorio.
Il progetto ha causato il trasferimento di più di un milione di persone e la Banca mondiale stessa, ancora una volta finanziatrice di un grande progetto di invaso fluviale e che avrebbe dovuto contribuire alla realizzazione dell’opera con 450 milioni di euro, si ritrovò a dover ammettere che durante la progettazione non si era tenuto conto degli effetti che queste dighe avrebbero avuto sulle popolazioni abitanti le sponde del fiume, che non erano state valutate possibili alternative e che non era stato previsto un equa compensazione per la gente che stava affrontando il più grande reinsediamento forzato della storia.
Nel Dicembre del 1990, iniziarono le proteste conto il Narmanda Development Project e circa 2.500 persone presero parte ad una marcia di 250 chilometri da Madhya Pradesh fino all’invaso di Sadar Savor. La polizia locale affiancata da una piccola adunata di gente a favore del Narmada Development Project impedirono il loro arrivo a destinazione bloccando la marcia a Gujarat.
Nonostante la prima sconfitta i protestanti non si arresero nel Gennaio del 1991 iniziarono un digiuno a tempo indeterminato, mentre centinaia di agricoltori e di indigeni che non avevano preso parte alle proteste si impegnarono a resistere nei loro villaggi incuranti delle inondazioni provocate dalle dighe per dimostrare la loro volontà nel rivendicare il loro diritto alla terra. A rafforzare la protesta, contribuirono anche un collettivo che creo l’NBA, Narmada Bachao Andolan, che si impegnò nella battaglia di difesa delle popolazioni vittime della costruzione delle dighe sul fiume Narmada. L’NBA era formata da Adivasi, ovvero la popolazione tribale e Dalit definiti dalla cultura indiana come parte della popolazione “intoccabile”. La dura lotta del popolo indiano arrivò nel 1993 ad un risultato primo nel suo genere portando la Banca mondiale a tornare sui suoi passi ed a istituire la Morse commision, una commissione indipendente per una gestione più attenta dello sviluppo del progetto.
Nel 2001 durante una protesta venne arrestata la scrittrice Arundhati Roy per aver scritto << Le grandi dighe stanno allo Sviluppo della Nazione come le bombe nucleari al suo esercito >> all’interno di un testo di informazione e protesta contro la diga Sadar Savor.
Ancora una volta i numeri ci dimostrano quanto sia sbilanciato il risultato della costrizione di grandi invasi, infatti il progetto per la costruzione delle due dighe principali che viene approvato dal governo nel 1987 vide 91.000 ettari di terra sommersi contenenti 41.000 ettari di foresta vergine e 249 villaggi evaquati, 360.000 persone furono costrette ad abbandonare le loro abitazioni e il malfunzionamento della diga di Madhya Pradesh causa una perdita del 44,2% dell’energia prodotta tramite fughe nelle vie di distribuzione e di trasmissione.

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Web Editor : Marcello Guadagnino, biologo marino ed esperto di pesca professionale. Autore del Giornale dei Marinai

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