Le scaglie rappresentano una delle caratteristiche anatomiche più evidenti e distintive dei pesci ossei (Osteichthyes). Sebbene spesso associate semplicemente alla protezione esterna del corpo, le scaglie svolgono una serie di funzioni biologiche complesse, che vanno dalla difesa meccanica alla regolazione della locomozione, fino alla crescita e allo studio dell’età degli individui.
In questo articolo analizziamo la struttura delle scaglie, le loro principali funzioni fisiologiche e biomeccaniche, e la classificazione scientifica in base alla morfologia e all’evoluzione.
struttura delle scaglie: un sistema biologico complesso
Le scaglie sono strutture di derivazione dermica, originate dallo strato mesodermico della pelle. Non si tratta, quindi, di semplici placche superficiali: sono immerse nel derma e ricoperte da un sottile strato di epidermide vivente.
Le componenti principali delle scaglie sono:
- Idrossiapatite: un minerale di fosfato di calcio presente anche nelle ossa e nei denti, che conferisce durezza.
- Collagene: fibra proteica che garantisce flessibilità e resistenza meccanica.
- Strati concentrici di accrescimento, che possono essere letti in modo analogo agli anelli di un albero per determinare l’età del pesce (tecnica detta “lettura delle scaglie”).
funzioni biologiche delle scaglie
Le scaglie svolgono diverse funzioni, alcune visibili, altre meno evidenti:
- Protezione meccanica: fungono da armatura naturale contro predatori, abrasioni, parassiti e traumi.
- Riduzione dell’attrito: la disposizione sovrapposta a mosaico delle scaglie, insieme al muco cutaneo, riduce la resistenza idrodinamica durante il nuoto.
- Termoregolazione e osmoregolazione indiretta: pur non essendo direttamente coinvolte, la loro integrazione con il muco e l’epidermide partecipa al mantenimento dell’equilibrio idrosalino.
- Accrescimento e registrazione biologica: ogni scaglia conserva informazioni sull’ambiente e sulla crescita del pesce, diventando una fonte utile per studi ecologici, fisiologici e di tracciabilità.
classificazione delle scaglie

Esistono quattro tipi principali di scaglie, suddivisi in base alla loro origine evolutiva, struttura interna e disposizione morfologica:
scaglie placoidi
Tipiche degli Elasmobranchi (squali e razze), sono piccole strutture a forma di denti, con una base inserita nel derma e una cuspide sporgente. Composte da dentina e smalto, sono omologhe ai denti dei vertebrati. Non aumentano di dimensione, ma si moltiplicano durante la crescita.
scaglie ganoidi
Presenti in pesci primitivi come storioni e gar, sono scaglie spesse, rettangolari, ricoperte da uno strato di ganone, una sostanza simile allo smalto. Sono rigide e formano una vera e propria corazza, ma limitano la mobilità del pesce.
scaglie cicloidi
Tipiche di pesci ossei moderni, come salmoni, carpe o sardine. Sono sottili, arrotondate, con margini lisci, leggere e flessibili. Permettono una grande libertà di movimento e sono organizzate in file sovrapposte.
scaglie ctenoidi
Simili alle cicloidi, ma con una caratteristica dentellatura posteriore (i “cteni”). Si trovano nei pesci più evoluti (per esempio nei persici), migliorano la protezione e contribuiscono all’idrodinamica.
le scaglie come strumento scientifico

Le scaglie sono impiegate nella scienza della crescita (age and growth studies) dei pesci. Attraverso la microscopia si osservano gli anelli concentrici (circuli e annuli), simili a quelli degli alberi, per stimare l’età e la velocità di crescita degli individui. Questa tecnica è fondamentale per la gestione sostenibile della pesca, gli studi ecologici e il monitoraggio delle popolazioni ittiche.
Inoltre, recenti studi in bioingegneria si stanno ispirando alla microstruttura delle scaglie per sviluppare materiali flessibili ma resistenti, ad esempio per rivestimenti protettivi o tessuti antibatterici.
Le scaglie dei pesci non sono semplici rivestimenti superficiali, ma elementi chiave dell’evoluzione, dell’anatomia e della biologia degli organismi acquatici. Rappresentano un equilibrio perfetto tra protezione, flessibilità e funzionalità, e raccontano molto di più di quanto possa apparire a un occhio inesperto.
Per chi vive il mare da vicino, come i lettori del Giornale dei Marinai, osservare le scaglie non è solo un esercizio di curiosità: è un modo per leggere la storia nascosta di ogni pesce.
