Un’eredità bellica … che diverge dalla distruzione
Nei fondali del Mar Baltico tedesco — nella Baia di Lübeck — giacciono oggi circa 1,6 milioni di tonnellate di munizioni sommerse, in gran parte rimosse o affondate dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Recenti missioni con veicoli robotici a controllo remoto (ROV) hanno portato a una scoperta sorprendente: queste “armi silenziose” ospitano una densità di vita marina molto più elevata rispetto ai sedimenti circostanti.
La ricerca ha analizzato ordigni bellici identificati come teste di razzo Fi 103 (V1), rinvenuti tra le aree note come “Haffkrug” e “Pelzerhaken”.
Vita sul metallo—non sulla sostanza esplosiva

L’indagine ha monitorato sia la fauna che vive attaccata alle superfici, sia la concentrazione di composti esplosivi disciolti nell’acqua vicino agli ordigni.
Risultati principali:
- Sono state osservate otto specie marine con una densità di circa 43.000 individui per metro quadro sulle superfici metalliche delle munizioni.
- Nei sedimenti circostanti la densità era molto più bassa, circa 8.200 individui per metro quadro.
- In prossimità degli ordigni danneggiati, le analisi hanno rilevato livelli di TNT fino a 2,7 mg/l, una concentrazione prossima alle soglie considerate tossiche per diversi organismi acquatici.
- Le superfici metalliche erano densamente colonizzate: alghe, idroidi, policheti, stelle marine e altri organismi hanno trovato un habitat favorevole.
- Le superfici dell’esplosivo puro, invece, risultavano quasi spoglie: le alte concentrazioni chimiche probabilmente ostacolano l’adesione degli organismi.
In sostanza, la superficie metallica degli ordigni funziona come “substrato duro artificiale”, simile a relitti e scogliere sommerse, che solitamente ospitano una biodiversità maggiore rispetto ai fondali sabbiosi.
Un paradosso ecologico e una responsabilità marina

B area delimitata della Baia di Lübeck con indicata la posizione del sito investigato;
C immagine multibeam (valori di profondità) dell’area studiata con la traccia del ROV, colorata in base al tempo d’immersione;
D fotomosaico AUV dell’area investigata con segnati i percorsi nei sedimenti e gli oggetti osservati dal ROV, classificati secondo il loro stato di degradazione: trapezio scuro = integro; trapezio bianco = parzialmente degradato; contorno a forma di “I” = completamente degradato.
Questo fenomeno suscita opinioni contrastanti. Da un lato, le munizioni sommerse rappresentano un rischio evidente: rilascio di sostanze tossiche, deterioramento dei materiali, possibili esplosioni residue.
Dall’altro, esse forniscono oggi un “impalcato” per la vita marina in ambienti poveri di substrati rocciosi.
Gli studiosi suggeriscono che, quando si procede a bonifiche o rimozioni, sarebbe utile sostituire le munizioni con substrati sicuri — come strutture artificiali inerti — capaci di mantenere la funzione habitat senza i rischi chimici.
In questa zona del Baltico la pesca di pietre, avvenuta in passato, ha impoverito il fondale roccioso: introdurre elementi stabili e inerti potrebbe ripristinare condizioni più simili a quelle naturali.
Per chi naviga, lavora o vive del mare, questa ricerca ha alcune implicazioni importanti:
- Le munizioni sommerse non sono un ricordo innocuo della guerra, ma un rischio ancora attivo.
- Alcuni relitti militari svolgono oggi un ruolo ecologico inatteso che va considerato.
- Le operazioni di bonifica devono bilanciare l’eliminazione del rischio chimico con il mantenimento dell’habitat.
- Serve un monitoraggio costante delle sostanze tossiche, della fauna e dell’integrità degli ordigni.
- È necessaria una collaborazione internazionale, poiché il problema riguarda l’intero Baltico e non solo la Germania.
