Negli ultimi decenni, il Mar Mediterraneo ha visto l’arrivo di numerose specie provenienti da altri mari, in un processo noto come migrazione lessepsiana. Tra queste nuove presenze, una in particolare si sta facendo notare per la sua adattabilità e diffusione rapida: la triglia dalla coda striata, nome comune della specie Upeneus pori.

Da dove arriva?

La triglia dalla coda striata è originaria del Mar Rosso e dell’Oceano Indiano occidentale. Ha attraversato il Canale di Suez, una delle principali porte d’ingresso per le specie aliene nel Mediterraneo, ed è stata osservata per la prima volta in acque mediterranee nei primi anni Cinquanta. Da allora, la sua espansione è stata costante, con avvistamenti documentati lungo le coste di Israele, Libano, Siria, Egitto, Cipro e sempre più a ovest, fino a Tunisia e Sicilia.

Com’è fatta?

Questa piccola triglia si distingue per il corpo allungato, due pinne dorsali separate e i caratteristici barbigli sotto la bocca, che utilizza per cercare il cibo sul fondale sabbioso. Raggiunge una lunghezza massima di circa 19 cm e deve il suo nome comune alla colorazione striata della coda, una caratteristica visibile anche a occhio nudo. Come le triglie nostrane, anche U. pori è un pesce demersale, ovvero vive vicino al fondo marino.

Quali conseguenze per l’ambiente?

La triglia dalla coda striata è considerata una specie invasiva, in quanto entra in competizione alimentare con specie autoctone come la triglia di fango (Mullus barbatus). Ciò potrebbe alterare gli equilibri delle comunità bentoniche e influenzare anche le attività di pesca commerciale.

In alcuni casi, la sua presenza può portare a una diminuzione delle specie locali più sensibili, ma la capacità di adattamento degli ecosistemi mediterranei e la mancanza di predatori specifici per questa specie le hanno permesso di prosperare.

Si pesca? Si mangia?

Nonostante il suo status di specie aliena, U. pori è oggi catturata regolarmente nelle acque del Levante mediterraneo. Viene pescata con reti a strascico, in zone costiere poco profonde, e sta entrando sempre più frequentemente nei mercati ittici locali, anche se spesso non viene riconosciuta dai consumatori. Viene venduta e consumata alla stregua delle altre triglie, ma non è facile distinguerla visivamente da altre specie simili.

Perché è importante parlarne?

La presenza della triglia dalla coda striata nel Mediterraneo è un esempio concreto di come i cambiamenti climatici, la globalizzazione e le infrastrutture umane stiano modificando la biodiversità marina. Secondo i dati del network CIESM Atlas of Exotic Species in the Mediterranean Sea, Upeneus pori è oggi una delle specie più diffuse tra quelle arrivate dal Mar Rosso.

Monitorare e studiare questi fenomeni è essenziale per capire come si evolve il nostro mare, quali rischi ambientali possono emergere e come adattare le pratiche di pesca e conservazione per proteggere la biodiversità originaria.

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Autore

Marcello Guadagnino

marcelloguadagnino@gmail.com

Marcello Guadagnino - Biologo Marino Biologo marino (Università di Palermo/Camerino) con 10 anni di esperienza nella pesca professionale in Francia per Pacific Peche. Collabora con Oceanis e enti di ricerca scientifica francesi per comunicazione e ricerca. Oltre 500 immersioni scientifiche nel Mediterraneo. Consulente scientifico ed esperto di pesca professionale. Linkedin : Visita il mio profilo LinkedIn

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