Quando l’Antartide prosciugò il Mediterraneo

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Il Mediterraneo divenne una valle arida e sabbiosa durante il periodo conosciuto come Messiniano. E la colpa sembra sia proprio dell’Antartide.

5 milioni di anni or sono il Mediterraneo si trasformò in una valle arida e salata con poche pozze d’acqua sparse e che piano piano scomparvero anch’esse. Secondo uno studio dell’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) e pubblicati su Nature Communications, la famosa crisi della salinità del Messiniano (Miocene) fu dovuta ad una fase erosiva su tutto l’Antartico causata dall’espansione della calotta polare. Questo fenomeno avrebbe progressivamente ridotto il livello degli oceani, determinando il prosciugamento del Mediterraneo. Lo studio è stato condotto perforando il substrato terrestre lungo il continente Antartico. L’abbassamento delle acque degli oceani portò dunque alla rottura del collegamento del Mediterraneo con l’Oceano Atlantico (esattamente nello stretto di Gibilterra). Una volta che l’afflusso di acque si interruppe cominciò un lento ed inesauribile conto alla rovescia che porto il Mediterraneo a prosciugarsi lasciando una spessa coltre di sale sul substrato. La crisi del Messiniano continuò sin quando i ghiacci si cominciarono a sciogliere rapidamente provocando cosi una devastante inondazione del Mediterraneo.

La scoperta però era stata fatta già nel 1961 quando una campagna di rilevamento sismico del fondo del Mediterraneo rivelò l’esistenza di un livello sismico fortemente riflettente, con una continuità laterale e delineante una struttura geologica ad una profondità compresa tra 100 e 200 m al di sotto del fondo marino. Questo livello, denominato M reflector, segue fedelmente la morfologia del fondo marino attuale, suggerendo la presenza di un livello con caratteristiche di uniformità ed elevata velocità delle onde sismiche. Trivellazioni eseguite dieci anni più tardi dalla nave oceanografica Glomar Challenger, durante la tredicesima campagna del progetto DSDP (Deep Sea Drilling Program), rivelò la natura dell’M reflector: si tratta di un livello di sedimenti evaporitici, con spessore fino a 3 km.

Effetti sul popolamento attuale del Mediterraneo

La crisi di salinità ha segnato un vero e proprio punto di cesura riguardo alla biogeografia del mar Mediterraneo; prima di questo evento, infatti, il popolamento di questo bacino era a netta affinità tropicale indo-pacifica (come tutti i popolamenti della Tetide) mentre in seguito si sono avute varie faune, calde e fredde, ma sempre di tipo atlantico. Pochissime sono le specie attualmente presenti nel Mediterraneo che abbiano affinità con quelle preesistenti, un esempio è costituito dai pesci ciprinodontidi del Genere Aphanius (tra cui l’Aphanius fasciatus o nono, comune in Italia) che, significativamente, sono fortemente eurialini ed hanno la capacità di vivere anche in ambienti fortemente iperalini.

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Web Editor : Marcello Guadagnino, biologo marino ed esperto di pesca professionale. Autore del Giornale dei Marinai

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