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ROMA, 04.06.17 – Uno dei punti di maggiore dibattito nel mondo delle marinerie italiane e dell’Adriatico soprattutto è senza ombra di dubbio quello sul fermo biologico.
Un argomento che difficilmente negli ultimi trent’anni ha messo d’accordo il mondo ittico e ci sono criticità relative anche al sistema di indennizzi e di ammortizzatori sociali legato al periodo di stop imposto all’attività della pesca.
L’onorevole dem Laura Venittelli, responsabile nazionale delle politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina e al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti, per sapere a fondo come stia l’attuale situazione relative alle numerose questioni correlate al fermo biologico.
Nel testo dell’atto ispettivo l’onorevole Venittelli evidenzia che a seguito di recenti innovazioni legislative, dal 2017, non è più possibile utilizzare la Cassa integrazione straordinaria in deroga per sostenere il reddito dei pescatori nel caso di sospensioni temporanee dell’attività di pesca per condizioni meteorologiche avverse e per ogni altra causa – organizzativa o ambientale – non imputabile al datore di lavoro, ad esempio per la  presenza di mucillagine, e nel caso di arresto temporaneo obbligatorio, (cosiddetto “fermo biologico”.
 “Il fermo biologico è un adempimento derivante da una decisione dell’Unione europea ed è prevedibile e ciclico, il periodo viene individuato infatti annualmente da un decreto del Mipaaf, mentre il ricorso alla Cassa integrazione straordinaria è consentito in caso di situazioni “imprevedibili” – sottolinea la parlamentare dem, che aggiunge – anche il sistema ordinario rappresentato dalla Cassa Integrazione Salariale Operai dell’Agricoltura (Cisoa) – applicato attualmente ai braccianti agricoli e/o operai dell’agricoltura assunti a tempo indeterminato con almeno 180 giorni di lavoro annuali al proprio attivo – non è stato ritenuto applicabile al settore della pesca in quanto i rapporti di lavoro sono prevalentemente a termine e gli addetti raggiungono di rado i 180 giorni lavorativi nell’arco dell’anno; inoltre, una nota elaborata dagli uffici dell’Inps ha evidenziato l’insostenibilità economica di tale soluzione;
per i motivi descritti, con la legge di bilancio 2017 si è cercato di fornire una risposta concreta al problema mediante l’istituzione di un Fondo di Solidarietà per il Settore Pesca (Fospe) – assimilabile ai fondi di integrazione salariale previsti dall’art.26 del D.Lgs 148/2015 – che ha come scopo la tutela, in costanza di rapporto di lavoro, del reddito dei lavoratori delle imprese di pesca; tuttavia il Fondo ha una dotazione iniziale di solo 1 milione di euro a carico del bilancio dello Stato per l’anno 2017 e prevede la contribuzione ordinaria, ripartita tra datori di lavoro e lavoratori nella misura, rispettivamente, di due terzi e di un terzo”.
“Da ultimo – conclude il deputato componente della XIII commissione della Camera – la proposta di riforma del settore ittico contiene una delega al governo per ristrutturare il sistema degli ammortizzatori sociali nella pesca, allo scopo di sostenere il reddito e di favorire la tutela dei livelli occupazionali degli operatori della pesca in tutti i casi di sospensione dell’attività e di individuare forme alternative di impiego; questa situazione ancora indefinita si ripercuote pesantemente sulle aziende e sui lavoratori della pesca, che lamentano l’assenza da parte del governo di adeguate tutele a sostegno del reddito in un comparto fortemente esposto alle incertezze conseguenti alle avversità meteorologiche, alle crisi di mercato e all’inquinamento ambientale; a quanto risulta gli indennizzi agli armatori di tutte le regioni italiane non sono stati corrisposti, in particolare, è giunta segnalazione all’interrogante che la cooperativa Lavoratori del mare di Rimini ed altre realtà delle regioni Marche, Abruzzo e Molise ad oggi non hanno ancora ricevuto il pagamento del fermo pesca obbligatorio del 2015 e del 2016 e tutte esprimono forte preoccupazione per l’anno in corso, poiché il periodo di fermo biologico si avvicina e la costituzione definitiva del Fondo di solidarietà per i lavoratori della pesca sta incontrando molte difficoltà”.
Con questa interrogazione, sottoscritta anche dai colleghi Fusilli e D’Incecco, l’onorevole Venittelli chiede ai Ministri Martina e Poletti se siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali siano le cause del mancato pagamento del fermo pesca obbligatorio del 2015 e del 2016; in generale quale sia lo stato dell’arte dei pagamenti per il fermo pesca obbligatorio degli anni 2015 e 2016; quali decisioni intendano assumere in relazione all’adozione di strumenti di tutela del reddito per le imprese e i lavoratori della pesca.

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