571 contro 60: con una maggioranza schiacciante, il Parlamento europeo ha approvato martedì 16 aprile l’accordo di trilogo raggiunto il 13 febbraio 2019 sul Regolamento “Misure tecniche”, che comprende la pesca elettrica. Il divieto di questa pratica distruttiva sarà quindi effettivamente recepito dalle normative europee, in vigore dal 1 luglio 2021.

Una drastica riduzione entro il 2021

Nel periodo tra la pubblicazione del regolamento sulla Gazzetta ufficiale da qui a poche settimane, e il 1 luglio 2021, il numero di pescherecci autorizzati a proseguire la pratica della pesca elettrica sarà drasticamente ridotto, scendendo da 84 pescherecci olandesi a una decina. Ogni Stato membro potrà anche decidere di vietare la pesca elettrica nella propria fascia costiera fino a 12 miglia nautiche, ossia 22,2 km. In Francia il deputato Erwan Balanant (Modem) ha presentato un disegno di legge in tal senso, confermato da 125 deputati di tutti i gruppi politici. L’eurodeputato belga Tom Vandenkendelaere (PPE) intende vietare la pesca elettrica nelle acque del suo paese. Nei Paesi Bassi, i pescatori artigianali di C-LIFE stanno lottando perché questa stessa misura sia attuata, ma purtroppo il governo favorisce chiaramente i pescherecci elettrici.

La lotta non è finita

Per chiudere questo dossier ricco di colpi di scena, ricordiamo che il Collegio dei Commissari è ancora tenuto ad aprire una procedura di infrazione contro i Paesi Bassi in merito alle numerose deroghe illegali concesse. BLOOM chiede anche il rimborso ai cittadini dei 21,5 milioni di euro di sovvenzioni che hanno permesso lo sviluppo della pesca elettrica. BLOOM chiede inoltre che i pescatori artigianali francesi, che hanno subito un forte calo delle loro catture di sogliole in concomitanza con lo sviluppo della pesca elettrica, siano risarciti per evitare che falliscano le loro imprese familiari.

“Nell’epoca della disinformazione la verità ha trionfato, e continuerà a prevalere di fronte alle palesi menzogne dell’industria olandese che ha tentato di screditare BLOOM e le nostre argomentazioni, benché fossero ben fondate. BLOOM si ritrova frequentemente ad affrontare false accuse, ma il rigore scientifico delle nostre ricerche e le informazioni che diffondiamo sono inattaccabili. Noi rispondiamo sempre con serenità, per quanto talvolta in situazione d’urgenza, a queste accuse fallaci“, afferma Frédéric Le Manach, direttore scientifico di BLOOM.

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Cosa ha rivelato la nostra campagna

Questa vittoria dimostra che Davide può sconfiggere Golia. Attaccando la pesca elettrica, BLOOM si è dovuta misurare con un’industria particolarmente potente e influente, per non dire mafiosa, a tutti i livelli decisionali europei.

Abbiamo portato alla luce molti malfunzionamenti delle nostre istituzioni: l’assegnazione di licenze illegali, le menzogne della Commissione riguardo alle prime deroghe concesse, le sovvenzioni illegali per finanziare lo sviluppo di questa tecnica. Altri attori hanno contribuito al successo della nostro campagna, in particolare un giornalista olandese che ha dimostrato l’assoluta assenza di ricerca scientifica – benché fosse il pretesto avanzato per ottenere le licenze”, riassume Laetitia Bisiaux, ricercatrice per BLOOM.

Quando abbiamo iniziato la nostra campagna presentando una denuncia contro l’Olanda, all’inizio di ottobre 2017, la vittoria era lungi dall’essere scontata. La Commissione europea proponeva di autorizzare la pesca elettrica nel Mare del Nord, cosa che avrebbe portato allo sviluppo di questo metodo distruttivo in tutte le acque europee. Il nostro obiettivo era il divieto totale e definitivo. Abbiamo deciso di lanciarci da soli in questa lotta (prima di essere raggiunti da altre piccole ONG e soprattutto da moltissimi pescatori artigianali), con la nostra audacia, la nostra forza di volontà e il nostro coraggio. Molti intorno a noi dicevano che la battaglia era già persa in anticipo e non capivano perché BLOOM stava investendo tutta quell’energia per una vittoria impossibile. Ma perseveranza, rigore e azione formano una combinazione vincente. Sono davvero orgogliosa di tutta la squadra, che ha saputo dimostrare un impegno costante, restare unita nei momenti difficili, sacrificando tanti fine settimana e tante ore di sonno per portare a casa questa vittoria”, ricorda Sabine Rosset, direttrice di BLOOM.

L’unione fa la forza  

Un ulteriore elemento è stato decisivo per il successo di questa campagna. “Dopo la nostra prima denuncia delle licenze illegali, i pescatori artigianali degli Hauts-de-France hanno contattato BLOOM. Condividevamo visioni e richieste: abbiamo quindi formato un’inedita coalizione di organizzazioni non governative, insieme ad associazioni di pescatori artigianali uniti dallo stesso nostro spirito combattivo. È così che le nostre rivendicazioni sono giunte alle orecchie degli eurodeputati e siamo riusciti a ottenere il voto favorevole in plenaria, il 16 gennaio 2018″, ricorda Mathieu Colléter, responsabile delle relazioni istituzionali. BLOOM ha anche goduto di un preziosissimo sostegno da parte dei pescatori artigianali belgi, inglesi, olandesi, spagnoli e italiani. Inoltre l’Associazione dei pescivendoli della Francia, la grande distribuzione (gruppo Intermarché, Biocoop, Carrefour e Méricq), gli chef del circuito Relais & Châteaux, il Collège Culinaire de France e alcuni chef dell’associazione Euro-Toques hanno sostenuto la campagna BLOOM, rifiutando le forniture di pesce ottenuto con la pesca elettrica e sensibilizzando l’opinione pubblica sugli effetti catastrofici di questa tecnica di pesca.

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Alcuni politici hanno inoltre volto un ruolo di primo piano nella strada verso la vittoria, come Younous Omarjee, Yannick Jadot, Isabelle Thomas e Rosa d’Amato. Decisiva anche la mobilitazione di alcuni rappresentanti eletti, come François Ruffin, Erwan Balanant, Paul Christophe, Jean-Luc Mélenchon (e molti altri) in Francia, Frédérique Ries in Belgio, Anja Hazekamp nei Paesi Bassi e i britannici Richard Benyon, Zac Goldsmith, Julie Girling, John Flack e Peter Aldous.

Infine, vincere la battaglia sarebbe stato impossibile senza i cittadini che in diverse occasioni si sono mobilitati in massa, firmando le nostre petizioni e invitando i rappresentanti eletti dell’Europa grazie alle piattaforme che BLOOM ha messo a loro disposizione. “Migliaia di e-mail e di tweet sono stati inviati per chiedere il divieto totale di pesca elettrica. I cittadini possono e devono riprendere in mano il potere. Questa campagna è un buon esempio di democrazia, indice della determinazione dei cittadini nel rifiutare l’inaccettabile. È un grande segno di speranza”, commenta Sabine Rosset. I cittadini dovranno esprimersi durante le prossime elezioni europee, scegliendo i parlamentari che difendono l’interesse generale.

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