Il mare profondo cela segreti straordinari, tra cui il fenomeno affascinante del gigantismo abissale. Questo termine descrive la tendenza di alcune specie marine a sviluppare dimensioni significativamente maggiori rispetto ai loro parenti che vivono in acque meno profonde. Ma perché accade? Quali sono gli esempi più incredibili? E quali meccanismi biologici e ambientali sono coinvolti? Scopriamolo insieme!

Cos’è il gigantismo abissale?

Il gigantismo abissale è un fenomeno biologico osservato nelle profondità oceaniche, solitamente a oltre 1.000 metri sotto il livello del mare, dove la luce solare non arriva e le condizioni sono estreme: pressioni elevatissime, temperature prossime allo zero e scarsa disponibilità di cibo. Non vale però come regola universale: non tutte le specie profonde diventano “giganti”, e l’effetto varia tra gruppi tassonomici.

Alcuni esempi di organismi che presentano questa caratteristica includono:

Dati esemplificativi e casi “titolari”

Per capire meglio il fenomeno, vediamo alcuni casi con dati concreti.

Alicella gigantea (anfipode “super-gigante”)

Alicella gigantea vive solo ad elevate profondità; i primi esemplari furono raccolti alla fine del diciannovesimo secolo nella piana abissale di Madeira

  • Dimensione: gli esemplari più grandi possono raggiungere circa 34 cm di lunghezza.
  • Profondità abituale: vive prevalentemente in zone da ~ 4.850 metri fino a ~ 7.000 m (zona abissale inferiore / hadale).
  • Distribuzione globale: uno studio recente (2025) ha raccolto 195 record in 75 località e, tramite analisi genetiche su tre geni (mitocondriali 16S, COI e un gene nucleare 28S), ha stimato che A. gigantea possa occupare circa il 59 % degli oceani mondiali come habitat potenziale.
  • Crescita e genetica: studi trascrittomici che comparano A. gigantea con un congenero di taglia minore (Bathycallisoma schellenbergi) mostrano che A. gigantea presenta un tasso di crescita comparativamente più elevato.
  • Genoma: il genoma complessivo di A. gigantea è stato stimato in ~ 34,79 gigabase, un valore molto grande rispetto ad altri anfipodi, e si è ipotizzato che possa esserci stata duplicazione genica o altri eventi di espansione genomica.

Questi dati rendono Alicella gigantea uno degli esempi più emblematici per lo studio del gigantismo abissale.

Altri casi interessanti

  • Isopodi giganti (genere Bathynomus)
    — Gli isopodi giganti sono tra gli esempi più noti di gigantismo abissale.
    Bathynomus giganteus, una specie “super-gigante”, spesso misura tra 19 e 36 cm in lunghezza, anche se ci sono segnalazioni non confermate fino a 50-76 cm.
    — Una caratteristica importante è la capacità di immagazzinare riserve lipidiche molto grandi, con triacilgliceroli che costituiscono l’88 % della componente lipidica del corpo nelle riserve.
    — Gli isopodi giganti compiono lunghi periodi senza nutrirsi; sono capaci di resistere per anni in condizioni di scarsità alimentare.
  • Cefalopodi colossali
    — Il calamaro colossale (Mesonychoteuthis hamiltoni) è fra i più celebri esempi: il suo mantello può superare 2 metri e l’intero animale può raggiungere lunghezze ben più elevate.
    — Il calamaro gigante (Architeuthis dux) può raggiungere circa 10–12 metri di lunghezza.
  • Altri esempi (cnidari, crostacei minori, pesci profondi)
    Meduse giganti (es. Stygiomedusa) sono segnalate nelle profondità oceaniche come esempi di organismi che superano dimensioni usuali per il gruppo.
    — In numerosi gruppi crostacei (mysidi, euphausiidi, decapodi, ostracodi) è stata osservata una tendenza (o caso) di dimensioni maggiori con la profondità rispetto alle specie costiere o meno profonde.

Questi esempi mostrano che il gigantismo abissale si manifesta in diversi cladi, ma con intensità e modalità diverse.

Calamaro gigante (Architeuthis dux)
Isopodi giganti (Bathynomus giganteus) – Versioni sovradimensionate di comuni crostacei, lunghi fino a 50 cm.giganteus
Granchi ragno giganti (Macrocheira kaempferi) – Possono avere un’apertura di zampe fino a 4 metri.
Il Magnapinna, noto anche come calamaro dalle pinne giganti

Perché gli animali abissali sono così grandi?

Molte delle teorie che cercano di spiegare il gigantismo abissale sono interconnesse. Qui di seguito le principali, con osservazioni e limitazioni.

Metabolismo rallentato / temperature basse

A basse temperature (tipiche dei fondali profondi), i processi metabolici rallentano, riducendo il fabbisogno energetico per mantenere le funzioni vitali. Questo può consentire tempi più lunghi di crescita prima della maturazione sessuale.

In alcuni gruppi (es. crostacei), la correlazione tra temperatura decrescente e maggiore dimensione è considerata analoga alla regola di Bergmann (in cui gli organismi tendono ad essere più grandi in ambienti più freddi).

Tuttavia, ci sono casi in cui la relazione è più complessa, specialmente in organismi con modalità di crescita diverse da quella degli artropodi.

Scarsità di risorse e efficienza metabolica

Nei grandi fondali, il cibo è scarso e distribuito in modo discontinuo (fino a migliaia di metri di distanza). In questo contesto, essere più grandi può offrire vantaggi:

  • Maggiore capacità di accumulare riserve energetiche per resistere a periodi prolungati senza nutrimento.
  • Migliore efficienza nel movimento o nell’uso dell’energia a unità di massa (la legge di Kleiber suggerisce che il metabolismo basale scala con la massa a ~ m^(3/4)), il che favorirebbe organismi più grandi in ambienti con risorse limitate.
  • Capacità di percorrere distanze maggiori per trovare cibo sparso.

Un esempio tangibile: gli isopodi giganti sono noti per potersi gonfiare dopo abbondanti pasti, accumulare riserve e sopravvivere a digiuni prolungati.

Diminuzione della pressione predatoria e competizione

A profondità maggiori la biodiversità tende a diminuire e le reti trofiche si semplificano. Ciò riduce la pressione da predatori e concorrenti specializzati, lasciando spazio a forme che “investono” in dimensioni maggiori senza essere troppo penalizzate.

Uno studio su brachiopodi ha evidenziato che la frequenza di predazione è quasi un ordine di grandezza più bassa in profondità rispetto alle acque superficiali.

Ossigeno disciolto e accessibilità

Un’ipotesi importante – talvolta chiamata ipotesi ossigeno-temperatura – suggerisce che l’ossigeno disciolto e la sua disponibilità nei fondali profondi possano favorire corpi maggiori. In ambienti freddi, l’ossigeno si dissolve meglio e in presenza di pressioni elevate la solubilità può aumentare, teoricamente garantendo più ossigeno per organismi grandi.

Tuttavia, la solubilità non è tutto: l’ossigeno deve essere trasportato ai tessuti. Inoltre, ci sono zone oceaniche (zone intermedie) con carenze di ossigeno, e l’efficienza di diffusione nei tessuti può limitare la crescita oltre una certa soglia.

Un esempio citato è lo studio su turridi (gastropodi profondi) che mostra una relazione tra concentrazione di ossigeno e dimensione massima.

Effetto “isola” evolutivo e regole contestuali

L’analogia con la Island Rule (regola dell’isola), usata per specie terrestri, è che l’isolamento ecologico (in questo caso, l’ambiente profondo, isolato, con risorse scarse) possa favorire evoluzioni verso taglie insolite, spesso maggiori per specie piccole originarie.

In altri termini, l’ambiente abissale può comportarsi come un “isolotto ambientale” che modella le pressioni evolutive in modo diverso rispetto alle acque meno profonde.

In aggiunta, differenze nei meccanismi di crescita, regolazione genica e duplicazioni genomiche possono dare un’individualità forte alla traiettoria evolutiva del gigantismo in ciascun gruppo. Lo studio trascrittomico su A. gigantea è un esempio di come i geni regolatori della crescita possano essere sovra-rappresentati rispetto a specie più piccole.

Le misure extra-large dei giganti degli oceani

Curiosità affascinanti

Il gigantismo abissale rimane uno dei fenomeni più intriganti e meno compresi della biologia marina. I dati che abbiamo — da Alicella gigantea, agli isopodi giganti, ai cefalopodi — forniscono punti di riferimento solidi ma parziali. Le ipotesi che spiegano questo fenomeno sono molteplici e spesso si sovrappongono, e la sua attuale manifestazione è vulnerabile ai cambiamenti ambientali in atto.

Ulteriori esplorazioni oceanografiche, con tecnologia più avanzata, analisi genomiche e fisiologiche, saranno essenziali per approfondire le cause e i limiti del gigantismo abissale. Comprendere questi meccanismi non è solo un esercizio di curiosità scientifica, ma può aiutare a prevedere come le specie profonde reagiranno al divenire dell’oceano in un mondo che cambia rapidamente.

Se questo argomento ti ha affascinato, immagina cosa potrebbe nascondersi ancora più in profondità… chissà quali creature attendono di essere rivelate!

? La scienza degli abissi è solo all’inizio!

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Autore

Marcello Guadagnino

marcelloguadagnino@gmail.com

Marcello Guadagnino - Biologo Marino Biologo marino (Università di Palermo/Camerino) con 10 anni di esperienza nella pesca professionale in Francia per Pacific Peche. Collabora con Oceanis e enti di ricerca scientifica francesi per comunicazione e ricerca. Oltre 500 immersioni scientifiche nel Mediterraneo. Consulente scientifico ed esperto di pesca professionale. Linkedin : Visita il mio profilo LinkedIn

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