Il golfo di Castellammare, la pesca e le tradizioni marinare

Il Giornale dei MARINAI La pesca professionale, ReportageIl golfo di Castellammare, la pesca e le tradizioni marinare
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La pesca e le sue tradizioni marinare nel Golfo di Castellammare in provincia di Trapani

Il Golfo di Castellammare ricade nella Sicilia nord-occidentale ed è suddiviso fra le province di Palermo e di Trapani.

Sul Golfo si affacciano in tutto sette comuni: Cinisi, Terrasini, Trappeto, Balestrate, Alcamo, Castellammare del Golfo, San Vito Lo Capo. La popolazione totale residente in tali comuni ammonta a circa 92.000 abitanti, con una densità abitativa di circa 242 abitanti per kmq . Si tratta dunque di un’area abbastanza antropizzata, su cui insistono numerose attività umane, dal turismo, all’agricoltura, alla pesca. Tra il limite occidentale e quello orientale del Golfo è racchiuso un anfiteatro di colline a terrazza (ca. 100.000 ha) che scendono fino alla costa. L’area interna è intensivamente sfruttata con attività di agrumicoltura, viticoltura ed olivicoltura, e nella fascia più distante dal mare, si coltivano anche cereali e si praticano attività zootecniche . L’intera area dell’entroterra è drenata da diversi piccoli torrenti che trasportano materiale sospeso e sedimenti, insieme a nutrienti, verso le acque costiere. In mare si riversa dunque una notevole quantità di materiale proveniente dalle suddette attività antropiche.

immagine di scopello castellammare del golfo
Scopello : frazione di Castellammare del Golfo, Scopello é celebre per i faraglioni della tonnara

Nel Golfo di Castellammare sono presenti diverse strutture portuali, utilizzate prevalentemente per la pesca marittima, ma che assolvono anche il trasporto turistico. All’estremità orientale del Golfo sorge il porticciolo di Terrasini, che accoglie la marineria più grande dell’intero Golfo. Procedendo verso ovest, all’interno di una lunga spianata sabbiosa si susseguono nell’ordine i porti di Balestrate, Trappeto e Castellammare del Golfo. Ad ovest di Castellammare, la costa rocciosa manca di strutture portuali fino alla penisola di Capo San Vito, in cui si trova il porto di San Vito Lo Capo. Ad oggi, i porti che accolgono anche imbarcazioni da diporto sono prevalentemente quelli di Castellammare del Golfo, San Vito Lo Capo e Terrasini.

CARATTERISTICHE AMBIENTALI DEL GOLFO DI CASTELLAMMARE

Il Golfo di Castellammare è la più vasta e profonda insenatura della Sicilia, situata nella costa nord occidentale dell’isola, nel Mar Tirreno meridionale. Tale golfo, possiede un margine litorale lungo più di 70 km e ricopre un’area marina di circa 300 kmq (30.000 ettari): il limite occidentale del Golfo di Castellammare è rappresentato dalla penisola di Capo San Vito, mentre Capo Rama rappresenta il limite orientale.

faraglioni scopello
La Spiaggia di cala Capreria della riserva dello Zingaro a Castellammare del Golfo
La Spiaggia di cala Capreria della riserva dello Zingaro a Castellammare del Golfo

La morfologia costiera varia tra il settore occidentale e quello orientale del Golfo. La porzione più occidentale, che si affaccia a nord-est, è caratterizzata da duri substrati rocciosi; il settore orientale è dominato da suoli instabili, che si continuano con i soffici sedimenti fangosi marini. Ripidi dirupi calcarei rappresentano dunque il paesaggio predominante della costa occidentale, mentre alte terrazze con suoli sabbioso-argillosi e spiagge sabbiose, in passato riparate da elevate dune litorali, delimitano la linea di costa del settore orientale . Il fondale di conseguenza varia dal settore ovest del Golfo, dove i dirupi rocciosi si immergono in mare fino a profondità considerevoli (ca. 80 m), alla porzione medio-orientale, dove il fondale sedimentario scivola dolcemente fino a profondità di 60 metri. .

L’intera parte centrale del Golfo è dominata da litorali bassi e sabbiosi. L’ambiente marino del Golfo di Castellammare è un mosaico degli habitat costieri più rappresentativi della Sicilia, dove si incontrano quasi tutte le caratteristiche ecologiche della regione.

I venti prevalenti che gravano sul Golfo di Castellammare soffiano da ovest e da nord-ovest durante l’autunno e l’inverno; i venti da sud sono più frequenti in primavera, mentre le brezze da est e da nord-est sono caratteristiche costanti durante i periodi di alta pressione in estate. Le correnti marine superficiali sono guidate dai venti e vanno verso est, tangenziali a Capo San Vito, concentrando i sedimenti e la materia organica nella parte centrale ed orientale del golfo (nell’area tra Tappeto e Capo Rama), dove la torbidità è elevata per la maggior parte dell’anno. Le acque a largo di Terrasini restano limpide, protette da Capo Rama. La porzione occidentale del golfo è riparata dai venti per gran parte dell’anno, di modo ché le acque in tale zona sono limpide ed oligotrofiche anche in estate, quando la brezza giornaliera soffia da est .

L’inquinamento proveniente dagli insediamenti umani densamente popolati, ed in particolar modo da un certo numero di stabilimenti, si sommano al carico di nutrienti che incidono sulle acque costiere nella porzione orientale del Golfo. La distribuzione lungo costa di sedimenti e fanghi derivanti dalla distillazione e dalla lavorazione di vino, insieme ad altri scarichi industriali e domestici, ha provocato nel tempo una considerevole eutrofizzazione delle acque costiere. Alcamo Marina e la foce del torrente Nocella sono i siti maggiormente compromessi

La pesca nel Golfo di Castellammare

L’attività di pesca è un sistema di fattori in cui sono coinvolti differenti aspetti molto complessi: elementi bio-ecologici (ambienti marini e risorse biologiche), tecnologici (imbarcazioni, attrezzi di cattura ed apparecchiature elettroniche) e socio-economici (livello di scolarizzazione degli addetti, gestione aziendale).

La motorizzazione delle imbarcazioni da pesca, avvenuta all’inizio degli anni ’80, aveva avviato la fase di sviluppo della pesca industriale, che prometteva nuovi e più facili guadagni alle imprese. Con l’avvento di altre innovazioni quali le fibre sintetiche, costituenti di alcuni attrezzi da pesca, e le strumentazioni di bordo, l’ecoscandaglio e il sistema di rilevamento terrestre (GPS), diventati indispensabili ausili all’attività, sembrò che l’attività di pesca potesse portare ad un arricchimento facile e favorire lo sviluppo delle attività connesse, quali officine, scali d’alaggio e cantieri navali. Ma se da un lato le innovazioni tecnologiche hanno influito nel maggiore prelievo ittico, dall’altro la disponibilità della risorsa è diminuita senza che, nel breve termine, si sia sviluppata, negli operatori della pesca, una presa di coscienza sull’ esauribilità della risorsa.

Negli ultimi anni, il settore della pesca in Sicilia ha subito una rilevante riduzione del comparto produttivo ed una diminuzione dei rendimenti. Questa situazione di degrado è da attribuirsi sia alla condizione d’impoverimento delle risorse naturali che alla insufficiente politica di gestione del comparto produttivo. A tutto ciò, inoltre, va aggiunta anche la scarsa capacità, da parte degli operatori del settore, di adeguarsi alle nuove normative europee.

L’eccessivo sforzo di pesca ha impoverito molti stock ittici e aperto una crisi del settore che, iniziata anni or sono, ha condotto ad un drastico ridimensionamento del numero degli operatori. Ciò è dovuto in particolar modo alla pesca a strascico, attività che, in assenza quasi totale di effettivi controlli, in alcuni casi opera illegalmente sottocosta, entrando in competizione ed in conflitto con la pesca artigianale.

Bisogna ricordare che oltre alla pesca costiera ed alla pesca d’altura, talvolta in conflitto tra loro, esiste una terza attività di pesca difficilmente controllabile, che può essere classificata come pesca sportiva. Questa attività sommersa, che compete soprattutto con la pesca artigianale disponendo di mezzi e di tecnologie più avanzate, viene effettuata da imbarcazioni di dimensioni minori di 7 metri e quindi non rientra nella classificazione desumibile dalla normativa vigente.

La flotta peschereccia è caratterizzata da una notevole variabilità di tipologie. Infatti, l’attività di pesca è condizionata dall’adattamento degli attrezzi utilizzati alle caratteristiche morfologiche dei fondali, alla risorsa ittica disponibile ed alle condizioni climatiche della zona.

Nelle varie aree geografiche, quindi, le caratteristiche strutturali e tecniche delle imbarcazioni e le tipologie di pesca si possono differenziare notevolmente.

Le tecniche di pesca sono concorrenziali in quanto destinate, tranne che in alcuni casi, alla cattura delle stesse specie.

Il Golfo di Castellammare è fra le aree costiere della Sicilia maggiormente sfruttate ai fini di pesca. In tale golfo ricadono cinque marinerie: Terrasini, Trappeto, Balestrate, Castellammare del Golfo e San Vito Lo Capo. La pesca nel Golfo è principalmente di tipo artigianale e fa parte della cultura e della tradizione delle popolazioni locali. Tale attività, un tempo notevolmente redditizia grazie alla copiosità di specie marine che un rendeva fiorenti le borgate marinare del Golfo, negli ultimi decenni ha attraversato momenti di profonda crisi. In primo luogo, ciò è riconducibile a carenze nelle infrastrutture e nei servizi (porti, mercati ittici, ecc.), ma anche ad inefficienza legislativa e gestionale. Difatti, importanti motivi del calo produttivo sono stati l’incontrollato aumento dello sforzo di pesca e le attività indiscriminate di pesca a strascico effettuate con maglie irregolari e fin sotto costa. Ciò ha inflitto notevoli danni alle risorse delle zone costiere. Inoltre, altri problemi sono la nota conflittualità tra gli utenti della pesca artigianale ed i pescatori dilettanti, che dilagano soprattutto nel periodo estivo, e l’inquinamento da scarichi industriali e da reflui urbani non depurati. Infine, la distribuzione lungo costa di sedimenti e fanghi derivanti dalla distillazione e dalla lavorazione del vino, insieme con altri scarichi industriali e domestici, ha provocato nel tempo un eccessivo arricchimento delle acque costiere con materia organica ricca di nutrienti .

Gli attrezzi da pesca, utilizzati nel golfo di Castellammare , sono molteplici e possono essere sintetizzati in:

  • reti da posta (tramaglio, ad imbrocco, da posta fisse, derivanti, da posta circuitante);
  • ami (palangari, lenze);
  • reti a circuizione (per acciughe e sarde, per tonni e sgombriformi),
  • trappole (nasse);
  • sciabiche (da spiaggia, da natante e per novellame);
  • reti da lancio;
  • reti da traino (a strascico a divergenti, a coppia, pelagiche a divergenti, pelagiche a coppia, agugliara, rapido sfogliara);
  • altri attrezzi (arpioni, fiocine).

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Web Editor : Marcello Guadagnino, biologo marino ed esperto di pesca professionale. Autore del Giornale dei Marinai

1 thought on “Il golfo di Castellammare, la pesca e le tradizioni marinare”

  1. gaetano ha detto:

    ho pescato con mio zio per circa 10 anni nel golfo di castellammare sto parlando di anni 80/90 il golfo era ancora fiorente noi praticavamo pesca col palangaro si pescavano pesci meravigliosi ma gia allora si vedevano le paranze che calavano lo strascino sotto costa hanno distrutto l’abitat sicuramente non pensavano che cosi facendo sarebbe finito anche il loro lavoro.avrei tante cose da scrivere sul golfo ma mi fermo qui.ciao p.s. ho anche filmati di quelle pescate.

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