“Il capitale umano al centro della filiera ittica”: il convegno della Formez a Napoli suscita consensi. Maria Passari: “Ci sono problemi ma la strada è giusta: c’è la luce in fondo al tunnel”

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Immagine di WhatsApp del 17 novembre 2023 alle 20:07:27

Bella iniziativa di Formez che ha organizzato un convegno spalmato su due giorni all’Hotel Excelsior di Napoli, il 13 ed il 14 Novembre, dal titolo: “Il capitale umano al centro della filiera ittica. Innovazione, sostenibilità, transizione”, durante il quale moltissimi addetti ai lavori si sono ritrovati per ascoltare e discutere di alcune tematiche sulla pesca e la filiera collegata, nonché di quelle dell’acquacoltura (tematica ancora giovane ed in via di sviluppo che mostra una enorme potenzialità). Presenze istituzionali che hanno colloquiato, non solo durante il convegno, ma anche nei momenti conviviali, estremamente gradevoli, carpendo le richieste e le aspettative degli addetti ai lavori. A testimonianza della volontà reciproca di collaborazione per migliorare qualitativamente il settore pesca. Anche il parterre di pubblico era di una qualità elevatissima, si segnala, infatti, la presenza di rappresentanti di aziende importanti nella filiera ittica quale Eurofish, della Confsal Pesca in partnership con Oceanis srl. La stessa Oceanis che, nella persona del Comandante Paolo Pignalosa che aveva già avuto modo di collaborare con la Formez (ed è stato un piacevole ritrovo) e che in questa occasione ha offerto supporto tecnico alla stessa Confsal Pesca rappresentata dalla Dottoressa Flaminia Mariani.

In apertura, la dottoressa la dottoressa Maria Passari, Dirigente Responsabile della Direzione Generale per le Politiche Agricole, Alimentari
e Forestali, ha portato i saluti istituzionali ed ha esposto una problematica attuale: la pesca ha tradizioni antichissime e l’acquacoltura ha radici profonde ed altrettanto storiche, ma le problematiche degli ultimi anni, a partire dal covid che ha generato una crisi profonda, hanno ridimensionato il comparto, che ha avuto un ulteriore colpo, con il progressivo aumento del gasolio. In aggiunta, spiega, che non c’è appeal per i giovani per intraprendere questa tipologia di attività vista anche la mancanza di capacità della Campania di fare filiera. Infatti in molti comuni lo spazio nei porti per i pescherecci è soltanto residuale perché si preferisce puntare in maniera più importante sul turismo. Da qui nascono anche grosse difficoltà per dialogare con le pubbliche amministrazioni al fine di ottenere concessioni. Inoltre, c’è il problema, non di secondo piano, dei pescatori sportivi che, a causa della loro attività, possono provocare e, molto spesso provocano, danni ai pescatori che di pesca ci vivono.

La nota positiva, come evidenziato dalla dottoressa Passari, è che da parte degli operatori, c’è voglia di trovare la luce in fondo al tunnel. Conclude il saluto iniziale, ringraziando Formez che ha fortemente voluto l’incontro e che ha promosso un confronto tra le parti in causa, visto l’atavico problema della mancanza di comunicazione.

Per Formez è intervenuto il dottor Antonio Russo, responsabile del Progetto Forza Pesca, che ha presentato i risultati raggiunti dalle azioni messe in campo grazie ai fondi del FEAMP ha dichiarato: “Si è realizzato un reale rafforzamento del sistema pesca attraverso la formazione e l’informazione, un trasferimento di competenze strategiche“.Alcuni numeri del progetto: 450 ore di formazione, 98 incontri, 524 partecipanti coinvolti provenienti dall’intero territorio regionale. “Al di là dei numeri, – ha concluso Russo ciò che ha rappresentato la differenza è stato sicuramente l’apporto emerso dal confronto delle buone pratiche tra i vari attori del comparto, che hanno fornito soluzioni e indicazione di criticità reali. Spunti sui quali rafforzare ulteriormente i lavori futuri”.  Lo sviluppo sostenibile della pesca e dell’acquacoltura passa necessariamente da un approccio multidimensionale di tutti gli attori coinvolti. Una strada necessaria, che velocizza i processi di transizione e fa evolvere le imprese ed anche i piccoli operatori verso il futuro.   

Al termine dei saluti istituzionali, è intervenuto Francesco Colloca, della stazione zoologica, Anton Dohrn di Napoli, tra gli interventi di apertura ha segnalato l’importanza della salvaguardia del capitale umano nella filiera ittica, poiché a causa delle difficoltà che si sono registrate, in molti, all’interno del settore, stavano valutando di intraprendere altre strade.


A seguire è intervenuto il Prof. Paolo Masi, direttore del CASAL (che si occupa di innovazione e sviluppo dell’industria alimentare) dal 2015, il quale ha evidenziato l’importanza degli allevamenti ittici e delle industrie collegate per la trasformazione in prodotti anche di seconda e di terza scelta. Poiché in un’ottica di economia circolare, la raccolta collegata alla trasformazione degli scarti in sottoprodotti di lavorazione, permette di ridurre al minimo gli sprechi visto che si fa in modo da non buttare via niente. Il prof. Masi sottolinea come il prodotto fresco abbia una c.d “cheflife” estremamente elevata che può prolungarsi, ulteriormente, grazie alle “Mild Technologies” che riesce a trasformare i prodotti freschi in sottoprodotti di seconda e terza scelta, andando a sostenere la G.D.O. Per questo motivo bisogna apportare innovazioni continue nel processo di conservazione.

Dopodiché è stato invitato a relazionare il dottor Vincenzo Peretti, del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni animali, sulla pesca sostenibile e la trasformazione, concentrando il suo intervento sulla centralità della tracciabilità. Nota con piacere che in questo settore specifico, c’è un bel ricambio generazionale e si lavora molto coi giovani, soprattutto con il cianciolo. In particolar modo quando si va a fare la pesca delle alici. Il dottor Peretti spiega quanto possa essere pericoloso il tristemente celebre Anisakis, perché può provocare diverse problematiche nell’uomo (alcune non di poco conto) e che tale parassita è molto più presente (addirittura potrebbe dirsi che infesta) nel mare Adriatico piuttosto che nel Tirreno.

Immagine di Vincenzo Peretti nel giornale dei marinai

E’stata, poi, la volta del dottor Stefano Capone dell’ARPAC, il quale ha declinato l’accordo di collaborazione con la Regione Campania n.152/2006 che è una direttiva quadro sulle acque, elencando le varie classi di qualità. Per migliorare ulteriormente la qualità di questa tipologia di lavoro veniva proposto un piano di monitoraggio da assegnare ad un personale altamente qualificato.

In conclusione della prima giornata di lavori è intervenuto il dottor Gennaro Scognamiglio dell’Unci Pesca, che si è soffermato a parlare dell’Economia circolare che prende una buona fetta di mercato, circa il 33%, grazie alle cooperative. Ha spiegato che negli ultimi 20 anni c’è stata una significativa perdita di unità (da circa 50mila a circa 28mila persone) nel settore. Questo, soprattutto a causa di una disparità di trattamento con altre tipologie di settori: infatti nel settore della pesca non viene riconosciuta la cassa integrazione, tantomeno la malattia lavorativa. Ha parlato di una iniziativa che ha riscontrato successo: “Non scarto ma incarto” attraverso la quale si è lanciato il messaggio di ridurre gli scarti, poiché anche gli scarti possono provocare problematiche. La Bioeconomia circolare prevede, infatti, riutilizzo e trasformazione degli scarti, attraverso il Regolamento UE 1380/2013. Ha raccontato, inoltre, una sua esperienza in una azienda genovese “Mare Aperto”, dove si applicava il riutilizzo degli scarti del tonno con un 20% abbondante destinato al settore cosmetico e farmaceutico.

Nella seconda giornata di lavori, in apertura, c’è stato il saluto istituzionale della dottoressa Linda Toderico, funzionario UOD, caccia e pesca con delega all’acquacolutra, la quale ha relazionato sui fondi FEAMP 14/20 destinati all’innovazione, alla sostenibilità ed alla transizione, anche digitale con particolare riferimento al neonato “Geoportale del mare”. E sempre in questa ottica va letta la direttiva 89/2014 sulla crescita sostenibile, viste le nuove sfide che attendono tutti gli operatori, per migliorare la qualità della filiera.

Subito dopo ha preso parola la professoressa Teresa del Giudice, dell’Università di Agraria, con una tematica di particolare interesse: “Innovazione dell’acquacolutra tra Approccio sistemico e policy mix” . Il nucleo principale dell’intervento riguardava i fondi FEAMPA 2021-2027, dove centrale era il paradigma dell’intervento pubblico che guardava i nuovi equilibri geopolitici che determinavano nuove funzioni. In particolare si è sottolineato il lavoro della FAO nell’acquacoltura visto il notevole incremento, di circa il 30%, dal 2017. I problemi da affrontare riguardavano, in particolar modo, quelli di lungo periodo.

Il dottor Fabio Di Nocera, dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale, dove è responsabile dell’unità operativa semplice ittiopatologia, ha centralizzato l’intervento sull’acquacoltura di precisione, auspicando una innovazione tecnologica da attuare con i fondi FEAMPA per l’impiego di sistemi informativi geografici.

E’ stata poi la volta dei rappresentanti delle capitanerie di Porto -di cui si segnalano diverse presenze: Torre del Greco, Castellammare di Stabia, Napoli e Salerno- che, sulla tematica del ruolo delle capitanerie di porto: gestione, vigilanza e controllo, hanno auspicato il rispetto e l’attuazione delle regole contenute nella Politica comune della Pesca ed un miglior regime di controllo. Per fare che questo avvenga, bisogna lavorare in concerto con l’EFCA -European Fisheries Control Agency- per le ispezioni da praticare sia in ambito Nazionale che Internazionale. Con particolari riferimenti all’Art.5 del Reg. CE 1224/2009 che dell’Art.22 del D./Lgs n.4/2012 che regolamenta gli attrezzi di pesca irregolari.

Sono intervenuti, poi, i rappresentanti di alcuni GAL (Gruppi di Azione Locali). Il rappresentante del GAL di Torre del Greco ha spiegato l’importanza della divulgazione anche attraverso eventi: infatti nella città corallina è organizzato un Festival del Mare.

In chiusura sono intervenuti Rappresentanti di alcuni FLAG: inizialmente il Presidente del Flag Pesca Flegrea, dott.Paolo Conte: un Flag che parte da Torre del Greco, passa per Giugliano e arriva fino a Cellole per dare la possibilità di sviluppare acquacoltura in quei territori al fine di una rivalutazione positiva, soprattutto nelle zone del Casertano, in partenariato con SSL.
E’ intervenuto, poi, Gennaro Fiume, del Flag Cetara, il quale ha raccontato l’evoluzione storica, nell’arco temporale di un decennio, di 10 ciancioli che sono divenuti una vera e propria flotta. Il punto centrale dell’intervento è stato soprattutto l’invito a bandire il polistirolo per agevolare un processo di pulizia per sostenere la pesca e mettere al centro di questo progetto il pescatore. Auspica anche un miglioramento qualitativo delle imbarcazioni che possano essere full electric e che i LED possano sostituire le luci. Proprio di recente, hanno inaugurato una imbarcazione c.d. “spazzamare” con la quale si aiutano la costa, il mare ed i pescatori. Una innovazione a tutto tondo: l’augurio di percorrere nuove rotte con spirito nuovo per scoprire nuovi temi. A sostegno c’è il programma “Mari d’Europa” attraverso il quale si è avviata una collaborazione con la costa cantabrica spagnola sul tema della pesca delle acciughe. In conclusione il rappresentante del Flag “Mareblu” Cilento, ha sottolineato il valore della sostenibilità per tracciare e percorrere il futuro.

A margine del convegno, la dottoressa Maria Passari, Dirigente Responsabile della Direzione Generale per le Politiche Agricole, Alimentari
e Forestali, si è detta soddisfatta per questa due giorni, rilasciando una breve dichiarazione.

Come nasce l’idea di questo convegno di due giorni? E’ soddisfatta del risultato? Cosa pensa della tematica trattata in conferenza?A dire il vero non posso che essere soddisfatta, perché tutto quello che avete sentito in questa due giorni è il frutto di un lavoro iniziato nelle prime battute del 2020, in termini di progetti che hanno condotto a questi risultati. Personalmente ho voluto questa due giorni, perché i comparti della pesca e dell’acquacoltura sono in profondo declino, se ci si ragiona in termini di numero di imprese, ma il contesto nel quale ci si muove è un contesto favorevole che parla di consumi medi di prodotti ittici molto elevati. Soprattutto in Campania.

Ritengo, e questo lo abbiamo scoperto grazie a Formez, che ha riunito attorno ad un tavolo tutti i portatori di interesse e le varie imprese, che c’era un grande problema di mancanza di confronto e di mancanza di informazioni che non circolavano, tantomeno circolavano le buone pratiche. Personalmente mi sono sempre occupata di agricoltura, alla fine del 2019, sono stata incaricata di estendere il mio lavoro anche alla pesca ed all’acquacoltura: la passione che ho trovato in questi operatori, questo legame profondo con il mare, e la volontà di vedere oltre il tunnel, la luce, assicuro che non c’è in agricoltura.

Per cui sostengo che abbiamo diversi grossi problemi, ma con l’agricoltura siamo riusciti a far comprendere: al di là del reddito agricolo, che può per la singola impresa, soprattutto di produzione, non parliamo della trasformazione che sicuramente non è comparabile a quella di altri settori, c’è una integrazione del reddito dovuto alle attività connesse. E oggi con i pescatori abbiamo intrapreso questa strada, che per ora è costruita ancora a piccoli passi. I pescatori devono lavorare per togliere i rifiuti dal mare, perché il mare è la risorsa grazie alla quale vivono.

Per cui siamo già a parlare di “sentinella del mare”. I problemi sono diversi: innanzitutto una integrazione del reddito, e sarebbe non complicato viste la molteplicità di attività connesse come il charteraggio nautico. Io credo profondamente in questo grido di aiuto di questo comparto, rispetto al quale la pubblica amministrazione non può restare insensibile. Le risorse ci sono e bisogna utilizzarle bene. Un altro problema che abbiamo affrontato, e che in agricoltura, in qualche modo è stato risolto, è quello dell’insediamento dei giovani: in agricoltura c’è un regime speciale per l’insediamento dei giovani, nel mare, invece, no. Su dieci giovani che si insediano, cinque lo fanno per avere il contributo, dopodiché lasciano. Ma gli altri cinque, fortunatamente, rimangono. Nel mare, invece, no. Ci sono dei vincoli in questo comparto.

Ma credo che, con il lavoro che abbiamo fatto e con le risorse che ci sono nel Feampa, si possa andare avanti ed ottenere degli importanti risultati.”

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