Che siano ungheresi o rumeni poco importa. Sono tutti comunque armati di elettro-storditori, prodotti chimici letali per la flora e la fauna, reti ed ami oltre che di camion pronti a partire. Ecco chi sono i predoni del Po.

Hanno cominciato a razziare pesce negli anni novanta. In principio erano gli ungheresi a praticare metodi invasivi ed illegali per catturare il pesce. Poi sono arrivati i lipoveni, pescatori rumeni di origine russa che si sono stanziati da diversi secoli alle foci del Danubio. Forzati ad abbandonare le loro zone di pesca dopo che il delta del Danubio e’ diventato Patrimonio UNESCO, i lipoveni si sono poi spostati vero altri corsi d’acqua arrivando sino in Italia per saccheggiare il Po con una pesca illegale intensiva che ha messo in ginocchio le acque già compromesse dall’inquinamento.

Ecco quali sono le tecniche illegali dei predoni del Po

Razziano il fiume prevalentemente di notte, quando cala l’oscurità le sponde del fiume sono praticamente un ricettacolo di specie e per i pescatori di frodo non e’ difficile piazzare in acqua centinaia di metri di rete per la cattura delle specie ittiche. Spesso utilizzano piccole imbarcazioni per ancorare le reti da parte a parte delle sponde per poi ritirarle prima dell’alba. Il ritiro delle reti pero’ può avvenire anche diversi giorni dopo e in questa maniera non solo viene ostacolato il flusso delle specie ittiche lungo il fiume, ma si viene a creare una vera e propria barriera che separa il corso d’acqua bloccando a monte anche specie di scarso interesse economico che poi vengono gettate nel fiume prive di vita una volta tolte dalle reti. Oltre le reti i predoni utilizzano elettro-storditori e veleni che una volta gettati in acqua spingono le prede verso la rete.

pesca illegale sul fiumer PO

Una volta tirate su le reti il pesce viene caricato in furgoni spesso privi di cella frigorifera (figuriamoci se possano essere a norma) e trasportati in fatiscenti magazzini prima di essere stoccati o sfilettati per i mercati sia italiani che esteri. Ecco un altro grande problema: il pesce pescato arriva poi tramite vie traverse nei mercati dell’est ma buona parte rimane anche in Italia raggiungendo cosi pescherie consenzienti che passano il pesce nelle mani del cliente falsificando (facilmente) etichette che ne dovrebbero certificare sia la provenienza che il percorso compiuto prima di arrivare sui banconi.

Volontari in aiuto delle forze dell’ordine

Certo un fenomeno come quello del bracconaggio non e’ facile ne da combattere ne tanto meno da estirpare. Le forze dell’ordine si avvalgono dell’aiuto di volontari che grazie a ronde notturne ed interventi di divulgazione e protezione riescono a segnalare illeciti o situazioni che possano mettere in allerta. I volontari si muovono in gruppo, mai da soli per paura delle rappresaglie da parte dei bracconieri descritti sempre piu’ spesso come uomini aggressivi. Le forze dell’ordine possono soltanto puntare su due strumenti: le multe (molto spesso mai pagate) ed il sequestro dei mezzi e degli attrezzi utilizzati per la pesca illegale.

La nuova normativa

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La legge 28 luglio 2016, n. 154 in materia di “semplificazione, razionalizzazione e competitività dei settori agricolo e agroalimentare” ha portato ad un inasprimento delle pene per gli illeciti compiuti. Di particolare interesse l’articolo 40 della legge, sul contrasto del bracconaggio nelle acque interne, che vieta di “stordire, uccidere e catturare la fauna ittica con materiali esplosivi di qualsiasi tipo, con la corrente elettrica o con il versamento di sostanze tossiche o anestetiche nelle acque” e di “utilizzare reti, attrezzi, tecniche o materiali non configurabili come sistemi di pesca sportiva”: la norma vieta “la raccolta, la detenzione, il trasporto e il commercio degli animali storditi o uccisi”stabilendo come pene l’arresto da due mesi a due anni o l’ammenda da 2 mila a 12 mila euro. Sono anche previste la sospensione della licenza di pesca professionale per tre anni e la sospensione dell’esercizio commerciale in caso di vendita degli animali storditi o uccisi con le modalità vietate. E’ inoltre prevista anche l’immediata confisca degli strumenti utilizzati per la pesca di frodo, i mezzi di trasporto e conservazione del pescato (camion frigo).

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Autore

Marcello Guadagnino

marcelloguadagnino@gmail.com

Marcello Guadagnino - Biologo Marino Biologo marino (Università di Palermo/Camerino) con 10 anni di esperienza nella pesca professionale in Francia per Pacific Peche. Collabora con Oceanis e enti di ricerca scientifica francesi per comunicazione e ricerca. Oltre 500 immersioni scientifiche nel Mediterraneo. Consulente scientifico ed esperto di pesca professionale. Linkedin : Visita il mio profilo LinkedIn

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