Roma, 4.04.2019 – Mentre i governi di tutto il mondo sono riuniti alle Nazioni Unite per negoziare un accordo storico per la tutela degli oceani, Greenpeace pubblica uno studio scientifico all’avanguardia che mostra come sia possibile tutelare con una rete di aree protette oltre un terzo degli oceani del Pianeta entro il 2030. Un obiettivo che gli scienziati definiscono “cruciale” per proteggere l’ecosistema marino e contribuire a mitigare gli impatti dei cambiamenti climatici. I negoziati in corso potrebbero aprire la strada per la protezione di 230 milioni chilometri quadrati di mare, al di fuori della giurisdizione degli Stati costieri.

Il rapporto “30×30: Un piano per la tutela degli oceani” è il risultato di una collaborazione durata un anno tra i ricercatori dell’Università di York, di Oxford e Greenpeace. In uno dei più grandi studi di questo genere, i ricercatori hanno scomposto gli oceani in 25 mila quadrati di 100 chilometri di lato e poi hanno mappato la distribuzione di 458 diversi indicatori, tra cui fauna selvatica, habitat e principali caratteristiche oceanografiche, generando centinaia di scenari di quella che potrebbe essere una rete di Santuari marini d’Alto mare su scala planetaria, libera da attività umane dannose, con il minimo impatto socio-economico.

 

«È drammatica la velocità con cui le zone d’Alto mare stanno perdendo le loro specie più iconiche», dichiara il professor Callum Roberts, biologo marino presso l’Università di York. «Perdite eccezionali di uccelli marini, tartarughe, squali e mammiferi sono la conseguenza di un sistema di governance sbagliato, a cui i governi riuniti alle Nazioni Unite devono porre rimedio subito. Questo rapporto mostra come sia possibile progettare una rete di aree protette distribuite nelle acque internazionali di tutto il mondo».

GP01Y3F_Web_size GreenPeace: Ecco come proteggere un terzo degli oceani del pianeta entro il 2030La dott.ssa Sandra Schoettner della campagna Oceani internazionale di Greenpeace dichiara: «Dai cambiamenti climatici, alla pesca eccessiva e all’inquinamento, i nostri oceani sono in pericolo. Abbiamo urgentemente bisogno di proteggerne almeno un terzo entro il 2030. Non si tratta di linee tracciate su una mappa, ma di una catena di protezione coerente e interconnessa che comprende punti chiave per la fauna selvatica, corridoi migratori ed ecosistemi critici. Si tratta di un piano per la protezione degli oceani che salvaguarderebbe l’intero spettro della vita marina».

«Purtroppo, gli oceani oltre i confini nazionali sono lasciati in balia dell’interesse di pochi Stati ricchi e potenti. Chiediamo ai Governi di tutto il mondo un Accordo Globale per garantire una adeguata protezione delle aree d’alto mare, riformandone le regole di gestione per tutelare un patrimonio comune dell’umanità. Questo rapporto dimostra che abbiamo già tutte le conoscenze scientifiche per farlo», conclude Giorgia Monti, responsabile Campagna Mare Greenpeace Italia.

Web Editor : Marcello Guadagnino. Io sono Marcello, sono nato a Palermo ed ho vissuto a Marinella di Selinunte (Tp). Sono stato a contatto di pescatori sia sportivi che professionali che mi hanno dato la spinta dopo le scuole superiori a studiare biologia marina per poi terminare gli studi con un master in gestione della fascia costiera e delle risorse acquatiche nelle Marche. Oggi vivo in Francia a Montpellier dove mi occupo di pesca. Rimango sempre in contatto con la mia Sicilia dove torno spesso in particolare in estate dove mi aspetta la mia barca. Qui a Montpellier pratico tanta pesca sportiva, faccio subacquea, vado in barca e la sera quando si spengono le luci del giorno mi dedico al giornale dei marinai andando alla ricerca di news, articoli, guide per cercare di sensibilizzare il grande pubblico sui temi legati al mare.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui