a-ocellaris

L’inquinamento degli oceani sta sollevando sempre più preoccupazioni per l’effetto delle sostanze chimiche che si riversano nell’acqua. In un nuovo studio, i ricercatori hanno scoperto come queste sostanze chimiche possono influenzare la riproduzione nel comune pesce pagliaccio Amphiprion ocellaris.

Le sostanze chimiche che alterano il sistema endocrino e che interferiscono con il funzionamento degli ormoni, possono ostacolare la normale riproduzione. Il bisfenolo A e il 17a-etinilestradiolo (EE2) sono due sostanze chimiche comuni. Il BPA è un distruttore endocrino e si trova in molte plastiche come ad esempio in bottiglie d’acqua oppure presenti anche nelle pillole anticoncezionali. Questa sostanza entra nell’oceano con i  rifiuti e dalle acque reflue degli impianti di produzione e degli ospedali.

Alcuni studi su inquinanti chimici hanno dimostrato che questi inquinanti tendono ad invertire i sessi in diversi pesci d’acqua dolce.

I pesci pagliaccio sono ermafroditi proterandrici: nei giovani si sviluppano prima le gonadi maschili mentre successivamente queste si atrofizzano e si sviluppano quelle femminili.

Il pesce pagliaccio

A. ocellaris (ermafrodita sequenziale proterandrico) vive in piccoli gruppi con una femmina alfa, un maschio beta e maschi non riproduttivi di rango inferiore. Il loro sesso non è geneticamente programmato e, invece, dipende da segnali ambientali: un maschio cambia sesso in femmina se la femmina viene rimossa dal gruppo o se i maschi vengono accoppiati insieme. Il BPA e l’EE2 possono influenzare la riproduzione di questo pesce.

I ricercatori hanno unito pesci maschi sessualmente immaturi e li hanno nutriti due volte al giorno con cibo normale, cibo contenente BPA o EE2. 9 coppie di pesci per gruppo e sono stati monitorati per sei mesi. La quantità di BPA ed EE2 è stata determinata in base alle concentrazioni ambientali di queste sostanze chimiche.

“Dal momento che questi pesci sono in grado di cambiare sesso, sono stati osservati indicatori come il comportamento, l’espressione genica nel cervello e i livelli ormonali”. “È interessante notare che, oltre al comportamento, si è  riscontrato un effetto femminilizzante in tutte le altre categorie”.

I ricercatori hanno scoperto che i pesci alimentati con BPA non avevano gonadi maschili, livelli più bassi di androgeni, proprio come le femmine, e una maggiore espressione dei geni nel cervello responsabili della “femminilizzazione”. Sorprendentemente, sebbene le femmine tendano ad essere più aggressive, il BPA ha ridotto l’aggressività in questi pesci. Al contrario, gli effetti di EE2 erano simili, ma meno pronunciati.

“In natura, le femmine sono molto aggressive e non tollerano la presenza di altre femmine. “I ricercatori hanno scoperto che sebbene il BPA stia femminilizzando le gonadi, i pesci non sono così aggressivi e possono vivere insieme.

Le implicazioni dei risultati, tuttavia, sono chiare. “Questi pesci possono solo cambiare il loro sesso da maschio a femmina, una sorta di vero e proprio imposex. Se il BPA li trasforma in femmine in natura, non possono tornare ad essere maschi e questo può influenzare le popolazioni”.

Fonte : Sciencedaily

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Autore

Marcello Guadagnino

marcelloguadagnino@gmail.com

Marcello Guadagnino - Biologo Marino Biologo marino (Università di Palermo/Camerino) con 10 anni di esperienza nella pesca professionale in Francia per Pacific Peche. Collabora con Oceanis e enti di ricerca scientifica francesi per comunicazione e ricerca. Oltre 500 immersioni scientifiche nel Mediterraneo. Consulente scientifico ed esperto di pesca professionale. Linkedin : Visita il mio profilo LinkedIn

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