Fosse Oceaniche: Profondità Insondabili del Nostro Pianeta

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Le fosse oceaniche sono affascinanti e misteriosi abissi situati nelle profondità degli oceani. Questi luoghi oscuri e poco esplorati sono ricchi di segreti che ci aiutano a comprendere meglio il nostro pianeta.

Le Fosse Oceaniche: Definizione e Caratteristiche:

Le fosse oceaniche sono valli sottomarine profonde e strette che si sviluppano nelle zone di subduzione, dove una placca tettonica si piega e scivola al di sotto di un’altra. Questo fenomeno crea una zona di collisione che conduce alla formazione di queste caratteristiche geologiche uniche.

Fossa delle Marianne

La fossa oceanica più profonda conosciuta è la Fossa delle Marianne, situata nell’Oceano Pacifico occidentale, che raggiunge la strabiliante profondità di circa 11.000 metri. Questo luogo estremo è più profondo della sommità dell’Everest e rappresenta uno dei punti più profondi della Terra.

All’interno delle fosse oceaniche, si trovano altre caratteristiche geologiche affascinanti, come le dorsali oceaniche, le creste sottomarine e i canyon sottomarini. Questi elementi contribuiscono a creare un paesaggio sottomarino unico e complesso.

Specie Marine Straordinarie:

Nonostante le condizioni estreme, le fosse oceaniche sono abitate da specie marine adattate a questo ambiente insolito. Le profondità oscure e la pressione incredibile rendono queste regioni ostili alla vita come la conosciamo, ma la natura è riuscita a creare organismi sorprendenti in grado di sopravvivere in queste condizioni estreme.

pesci abissali

Uno degli adattamenti più notevoli dei pesci abissali è la bioluminescenza, che permette loro di generare luce propria. Sono dotati di organi luminescenti, come fotofori, che producono luce per attirare prede o comunicare con i loro simili. Questa capacità di emettere luce è fondamentale in un ambiente in cui la luce solare è assente.

Questi animali sono adattati alla scarsa luce e alla mancanza di cibo, spesso presentando corpi snelli e denti affilati per cacciare le loro prede.

Altre creature affascinanti che popolano le fosse oceaniche includono gli anfipodi giganti, crostacei trasparenti di dimensioni impressionanti, e i polpi Dumbo, con le loro orecchie a forma di ali che sembrano uscite da un film di fantasia. Queste specie mostrano l’ingegno dell’evoluzione nel creare adattamenti straordinari per sopravvivere in ambienti estremi.

Ricerche Scientifiche: L’Importanza della Comprensione delle Fosse Oceaniche:

Le fosse oceaniche rappresentano un terreno di ricerca cruciale per gli scienziati che cercano di comprendere meglio il funzionamento del nostro pianeta. Queste regioni remote offrono opportunità uniche per esplorare l’evoluzione della vita, l’attività sismica, la formazione delle montagne sottomarine e molto altro.

Le ricerche scientifiche nelle fosse oceaniche consentono di raccogliere dati sulle condizioni estreme di pressione e temperatura, sui processi geologici, sulle dinamiche delle placche tettoniche e sulla biodiversità unica che popola questi ambienti. Attraverso l’uso di sonde oceaniche, veicoli subacquei remoti (ROV) e dispositivi di campionamento, gli scienziati possono esplorare le fosse oceaniche e raccogliere informazioni preziose sulle specie, sui sedimenti, sulle rocce e sugli aspetti geologici.

Le fosse oceaniche rappresentano uno dei luoghi più affascinanti e inesplorati del nostro pianeta. Questi abissi oscuri e misteriosi ospitano tantissime specie marine adattate a condizioni estreme. Le ricerche scientifiche svolte nelle fosse oceaniche offrono preziose informazioni sulla vita marina, sulla geologia, sulla biodiversità e sul funzionamento del nostro pianeta. L’importanza di comprendere e proteggere questi ecosistemi remoti non può essere sottovalutata. Continuando a esplorare e studiare le fosse oceaniche, possiamo scoprire nuovi segreti e approfondire la nostra conoscenza del nostro meraviglioso pianeta Terra.

Fosse e dorsali

Il legame tra le dorsali oceaniche e le fosse abissali è strettamente correlato, poiché entrambi fanno parte di un sistema geologico interconnesso. Le dorsali oceaniche si estendono per circa 70.000 chilometri sui fondali dei principali oceani, come l’Oceano Atlantico, il Pacifico, l’Indiano, il Mar Rosso e il Mare Glaciale Artico. Queste dorsali rappresentano i più grandi complessi eruttivi del pianeta, in cui fuoriescono enormi quantità di materiale magmatico proveniente dal mantello terrestre.

Il magma basaltico che fuoriesce dalle dorsali oceaniche è estremamente fluido, con una temperatura che può raggiungere i 1200-1300 gradi Celsius. Questo magma di tipo toleitico, con un basso contenuto di silice (inferiore al 45%), ha la capacità di intrudersi e risalire attraverso la crosta oceanica, causando un assottigliamento e una diminuzione della sua densità. Ciò porta all’inarcamento dei labbri della frattura nella crosta oceanica, che vengono sollevati al di sopra del livello medio del fondale oceanico. In alcuni casi, ciò può portare all’aumento dell’elevazione del terreno sopra i 2000 metri, generando isole caratterizzate dall’affioramento di materiale basaltico, come ad esempio le Azzorre o l’Islanda.

Questo movimento progressivo delle placche tettoniche causa un allontanamento costante del materiale roccioso più vecchio dall’asse della dorsale. La roccia magmatica raffredda lentamente nel corso del tempo, aumentando la densità delle rocce raffreddate. Ciò comporta una progressiva contrazione della crosta basaltica, che tende a diminuire la sua elevazione, creando nuovo pavimento oceanico che nel corso del tempo sarà coperto da materiale clastico. Dopo un ciclo vitale di circa 190-200 milioni di anni, il basalto della crosta oceanica raggiunge una densità critica, impedendo alla crosta di galleggiare sulla sottostante astenosfera. Questo causa un graduale inabissamento del pavimento oceanico, che assume la forma di una fossa oceanica o fossa abissale.

La dorsale oceanica è un sistema geotettonico attivo che produce nuova materia, mentre la fossa oceanica rappresenta un’area geotettonica passiva in cui avviene la distruzione e la rifusione del materiale roccioso preesistente. L’interazione tra queste due strutture genera un ciclo di costruzione e distruzione del materiale roccioso che contribuisce all’equilibrio complessivo della crosta terrestre e ai meccanismi alla base della tettonica delle placche.

Lungo il piano di Benioff, che rappresenta la zona di contatto tra la crosta oceanica e quella continentale, si generano attriti significativi tra le due placche tettoniche. Ciò provoca una serie di deformazioni e stress che nel tempo generano terremoti violenti, caratteristici delle zone adiacenti alle fosse abissali, come ad esempio in Giappone. Man mano che la crosta oceanica scivola verso il mantello terrestre a una velocità di alcuni centimetri all’anno, le condizioni nel sistema variano notevolmente. La temperatura e la pressione alle quali le rocce sono sottoposte raggiungono valori critici, facendo fondere la crosta oceanica, incluso i depositi sedimentari accumulatisi al di sopra dei livelli basaltici. Ciò trasforma nuovamente la crosta in materiale magmatico, un tipo di magma chiamato “anatettico” o di “rifusione”. Questo magma si intrude nelle rocce della placca continentale sovrastante e risale verso la superficie, generando enormi plutoni o, in alcuni casi favorevoli, eruzioni vulcaniche subaeree. Lungo tutto il margine di subduzione, le eruzioni vulcaniche danno origine a un sistema vulcanico di retrofossa o arco vulcanico, caratterizzato da un’attività eruttiva continua e una forte sismicità.

In alcuni casi, la crosta oceanica può scontrarsi con un’altra crosta oceanica anziché con una placca continentale. Anche se la differenza di densità è meno accentuata, si verifica comunque la subduzione della placca più fredda e vecchia sotto quella relativamente più calda e recente. Anche in questo caso, il risultato del fenomeno di subduzione è la formazione di magma attraverso la rifusione della crosta oceanica più antica. Questo magma, risalendo in superficie, dà origine a un arco insulare vulcanico, una serie di isole generate dall’accumulo di materiale magmatico derivante da eruzioni sul fondale oceanico, dovute alla subduzione crostale. Queste isole, di dimensioni variabili ma solitamente ridotte, sono caratterizzate da un’attività sismica e vulcanica intensa, e tendono a seguire la forma di un arco parallelamente al fronte di subduzione. L’insieme di questo complesso arco insulare-fossa abissale viene chiamato “sistema arco-fossa”. Il bacino oceanico di fronte alla fossa viene chiamato “fossa oceanica” o avanarco, mentre il bacino situato alle spalle dell’arco vulcanico viene chiamato bacino di retroarco.

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