Per la prima volta gli ultrasuoni dei delfini vengono convertiti in immagini.

E’ un altro modo di vedere dei delfini, ovvero i segnali di ecolocalizzazione. Le onde emesse dai delfini rimbalzano e vengono tradotti in un’immagine dai mammiferi. Lo studio è stato effettuato dall’organizzazione Dolphin di Miami dove, grazie a dispositivi chiamati CymaScope le immagini sono state riprodotte in un quadro visivo. Tra queste immagini anche il profilo ben delineato un subacqueo. E’ stata infatti l’immagine del sub a destare l’attenzione degli scienziati. Il delfino oltre vedere con gli occhi riesce a vedere con la “terza dimensione” dunque un adattamento interessantissimo per vivere al buio delle acque profonde.

echolocation_delfEcolocalizzazione negli odontoceti

Gli Odontoceti usano il biosonar perché vivono in un habitat subacqueo che ha favorevoli caratteristiche acustiche e dove la visibilità è limitata a causa dell’assorbimento della luce e dalla torbidità dell’acqua. Gli Odontoceti emettono un raggio focalizzato di click ad alta frequenza nella direzione in cui punta la loro testa. I suoni vengono generati dal passaggio di aria dalle ossa delle narici attraverso le labbra foniche[1]. Questi suoni sono riflessi da un denso osso concavo del cranio e da una sacca aerea alla sua base. Il raggio focalizzato è modulato da un grande organo grasso chiamato “melone”. Questo agisce come una lente acustica ed è costituito da lipidi di differenti densità. Molti Odontoceti usano click in serie, o “treno di click” per l’ecolocalizzazione, mentre i capodogli (Physeter macrocecephalus) possono produrre click singoli. I fischi degli Odontoceti non vengono usati per l’ecolocalizzazione. La differente velocità del treno di click genera i latrati, guaiti e ringhi del tursiope (Tursiops truncatus). Le eco vengono ricevute in prima istanza dalla mandibola, da cui vengono trasmesse all’orecchio interno per mezzo di un corpo grasso. I suoni laterali vengono ricevuti da lobi che circondano gli orecchi e che hanno una densità acustica simile a quelle delle ossa. Alcuni ricercatori pensano che quando i Cetacei si avvicinano all’oggetto di loro interesse, si proteggono dagli echi più forti abbassando l’intensità dei suoni emessi. Si sa che questo avviene nei pipistrelli, dove viene anche ridotta la sensibilità dell’udito in prossimità dell’obiettivo.

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