E se fossero i cetacei la cura contro l’inquinamento da CO2?

Il Giornale dei MARINAI Biologia marinaE se fossero i cetacei la cura contro l’inquinamento da CO2?
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Una ricerca afferma che le balene e fitoplancton sarebbero in grado di assorbire l’Anidride Carbonica 4 volte di piu’ della foresta Amazzonica.

Lo studio condotto dall’IPCC (Comitato scientifico sul clima dell’Onu le balene ed il loro ecosistema sono la cura per ridurre le emissioni di CO2. Le balene rappresenterebbero infatti un tassello di cruciale importanza nel meccanismo che porta all’assorbimento del 40% di tutta la CO2 prodotta su scala mondiale, vale a dire circa 37 miliardi di tonnellate. Lo studio pubblicato sul sito del FMI riporta e condotto dai ricercatori Ralph Chami, Thomas Cosimano, Connel Fullenkamp, e Sena Oztosun mostra che grazie al fitoplancton, cioè gli organismi autotrofi foto-sintetizzanti responsabili attualmente della produzione del 50% dell’ossigeno presente nell’atmosfera i livelli di CO2 si abbassano rapidamente.

Una balena vive in media 60 anni ed assorbe 33 Tonnellate di CO2  all’anno a differenza di un albero che ne assorbe circa 22 Kg. Una volta completato il ciclo vitale i cetacei si depositano sul fondo (si parla anche di un vero e proprio cimitero delle balene).

L’elemento più importante è però l’ecosistema dell’animale marino, legato alla digestione ed agli spostamenti. Gli escrementi  sono ricchi di ferro e azoto, elementi fondamentali allo sviluppo del fitoplancton.  Le concentrazioni di fitoplancton rappresentano una efficientissima “pompa di anidride carbonica”.

Per i ricercatori dunque piu’ balene vuol dire piu’ fitoplancton, di conseguenza, meno CO2. Secondo gli scienziati impedire alle navi di operare nelle aree in cui vivono le balene, e soprattutto vietarne la caccia, porterebbe ad un incremento dell’1% di fitoplancton nei mari. Questo porterebbe ad assorbire piu’ CO2, abbassando o stabilizzando le temperature in aumento sulla terra. Oggi si stima vi siano circa 1.3 milioni di esemplari di balene, circa un quarto rispetto ai primi del 1900 ovvero prima dell’avvento delle grandi navi baleniere.

Poiché il ruolo delle balene è insostituibile nel mitigare e costruire la resilienza ai cambiamenti climatici, la loro sopravvivenza dovrebbe essere integrata negli obiettivi dei 190 paesi che nel 2015 hanno firmato l’accordo di Parigi per la lotta al rischio climatico.

Con le conseguenze dei cambiamenti climatici, non c’è tempo da perdere nell’identificare ed attuare nuovi metodi per prevenire o invertire i danni all’ecosistema globale. Ciò è particolarmente vero quando si tratta di migliorare la protezione delle balene in modo che le loro popolazioni possano crescere più rapidamenteA meno che non vengano prese nuove misure, si stima che occorrerebbero oltre 30 anni solo per raddoppiare il numero delle balene attuali e diverse generazioni per riportare la popolazione al numero di esemplari in vita nei secoli scorsi . La società e la nostra stessa sopravvivenza non possono permettersi di aspettare così a lungo !

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Web Editor : Marcello Guadagnino, biologo marino ed esperto di pesca professionale. Autore del Giornale dei Marinai

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