Pescavano in piena zona “A dell’Area Marina Protetta del Plemmirio, proprio a ridosso del Faro di Capo Murro di Porco, e per quattro pescatori di frodo sono scattate le denunce e il sequestro della merce.

Sono state due, separate ma entrambe realizzate nel pomeriggio di ieri, le operazioni delle forze dell’ordine preposte al controllo nello specchio acqueo dell’oasi marina più tutelato per volere del Ministero dell’Ambiente, dove nessuna attività di pesca è consentita.

Le telecamere di sorveglianza sempre attive in tutto il perimetro dell’Area Marina Protetta del Plemmirio non hanno lasciato scampo, prima a tre pescatori di frodo appollaiati sugli scogli, alle spalle del Faro, dove erano giunti a bordo di scooter, i quali avevano già gettato in mare le loro canne da pesca.

L’occhio delle telecamere ha inquadrato perfettamente l’attività illecita che stava per consumarsi nel cuore della riserva marina siracusana e sul posto è sopraggiunto il nucleo municipale della Polizia Ambientale, di cui è responsabile Romualdo Trionfante, incaricati della sorveglianza in area marina, cogliendo i pescatori abusivi in flagranza di reato. Le forze dell’ordine, identificati i pescatori di frodo, hanno subito avvertito il magistrato di turno, il sostituto procuratore Davide Lucignani, il quale ha avviato le indagini di rito anche sulla base delle eloquenti registrazioni video che sono state consegnate all’autorità giudiziaria.

Nello stesso pomeriggio, quasi simultaneamente, anche la Capitaneria di Porto ha portato a termine una operazione nella zona del Faro, questa volta in mare. Ancora una volta ad allertare la sala operativa è stato l’occhio vigile del personale preposto al controllo delle videocamere.

E’ stata accertata nei videoterminali in dotazione alla Capitaneria la presenza di una imbarcazione che aveva calato in mare un “conzo” di circa 400 metri.

L’autorità marittima ha immediatamente inviato sul posto la motovedetta CP 764.

Il personale a bordo ha sorpreso i pescatori di frodo ancora all’interno della zona “A” dell’Area Marina Protetta, in particolare, tra la boa centrale ed il faro di Capo Murro di Porco ad una distanza di circa 80 metri dalla costa.

Il bracconiere del mare, siracusano, è stato condotto nei locali della Capitaneria di Porto dove, a seguito degli atti di rito, e dopo essere stato identificato, è stato deferito all’Autorità Giudiziaria per i reati perpetrati all’interno dell’Area Marina Protetta.

Nella stessa serata, al fine di preservare l’area di particolare pregio naturalistico, la Guardia Costiera è nuovamente intervenuta per recuperare il micidiale attrezzo da pesca che il pescatore di frodo aveva precedentemente calato in mare.

Pesca col palamito nel golfo di Castellammare IIISi tratta di un “palangaro” composto da una lenza “madre” e numerosi ami che pendono a diverse profondità.

Difficoltose le operazioni di recupero dell’attrezzo da pesca ad opera della Capitaneria che sono terminate nella notte. Fortunatamente, considerato anche il breve lasso di tempo intercorso, non vi era ancora del pescato.

<<Rivolgiamo un plauso alla Capitaneria di porto e alla Polizia ambientale per il loro pronto intervento – afferma il presidente dell’Amp del Plemmirio Sebastiano Romano – purtroppo sappiamo bene che i bracconieri del mare sono sempre all’opera ed è necessario non abbassare mai la guardia>>.

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