Come la pesca contribuisce allo sviluppo sostenibile in tutto il mondo

L’Unione europea è il maggior donatore di aiuti allo sviluppo nel mondo. Tuttavia, mentre la maggior parte dei cittadini ritiene che tali aiuti siano di importanza vitale, un 50% ammette di non sapere che fine fanno gli aiuti dell’UE. Come utilizza esattamente l’UE tale denaro? Che tipo di progetti sostiene?

Per rispondere a queste domande e far conoscere meglio i suoi lavori di sviluppo, l’Unione europea ha nominato il 2015 come l’Anno europeo dello sviluppo. Non si tratta di una coincidenza. Il 2015 è il termine per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo per il millennio delle Nazioni Unite, stabilito nel 2000. Solo il mese scorso, la comunità internazionale ha adottato un quadro di follow-up, “Obiettivi di sviluppo sostenibile”, nel corso dell’assemblea generale delle Nazioni Unite a New York.

© European Union
Molo per pesca dal porto in costruzione alle Seychelles cofinanziato dall’UE. Vedere piú in basso.

Il contributo dell’UE a tali obiettivi globali si rivela sostanziale. L’UE è fermamente impegnata nell’eradicazione della povertà in tutto il mondo, con modalità che promuovano soluzioni sostenibili per le generazioni future. Tale strategia si è dimostrata efficace nell’affrontare il problema della povertà e degli abusi dei diritti umani, ma si applica altresì alla pesca, come sottolineato a ottobre nel corso del mese tematico sulla sicurezza alimentare, nell’ambito dell’Anno europeo dello sviluppo.

La pesca sostenibile e l’acquacoltura garantiscono sicurezza alimentare e nutrizionale in alcune delle regioni più povere del mondo. Nell’Africa orientale, nei paesi costieri asiatici e in molti piccoli Stati insulari, la proporzione del tenore proteico totale derivante dal pesce può raggiungere oltre il 60%. Il pesce contiene, inoltre, micronutrienti e acidi grassi essenziali per le fasce più vulnerabili della popolazione, come i bambini e le donne in stato di gravidanza.

La pesca delle sardine con la lampara

In aggiunta, la pesca e il commercio dei prodotti della pesca contribuiscono a ridurre la povertà. Nel mondo, il sostentamento di 660 fino a 880 milioni di persone (il 12% della popolazione mondiale) dipende dalla pesca e dall’acquacoltura. Il pesce rappresenta uno dei prodotti alimentari più commercializzati, con circa il 40% della produzione del settore della pesca e dell’acquacoltura immesso nel commercio internazionale e un valore di esportazione annuo superiore a 115 miliardi di euro. Il commercio di pesce e di prodotti ittici fornisce un’importante fonte di guadagno per molti paesi, in particolare quelli in via di sviluppo.

Tuttavia, è necessario fare di più per garantire che la pesca nel mondo sia equilibrata, redditizia e sostenibile. E poiché l’UE non è solo il maggior donatore di aiuti allo sviluppo nel mondo, ma rappresenta anche il più grande mercato di prodotti ittici del mondo, ha una chiara responsabilità nell’aiutare i paesi in via di sviluppo ad affrontare le sfide in atto.

A partire dal 2007, la politica di sviluppo dell’UE ha finanziato oltre 50 progetti nel settore della pesca e dell’acquacoltura, per un totale di 230 milioni di euro nel periodo 2007-2014. I progetti variano dal contesto nazionale al mondiale, con un 50% in Africa e il resto in Asia e nel Pacifico. (Alcune delle storie di successo dell’UE nel settore della pesca sono illustrate nel riquadro in fondo al presente articolo).
pesca-sostenibile

La politica della pesca dell’UE contribuisce anche in modo essenziale alla tutela e preservazione delle risorse dell’oceano per le generazioni future: sia a livello nazionale indirizzandosi su pareri scientifici e un approccio ecosistemico, sia all’estero condividendo questi principi con le Organizzazioni regionali per la gestione della pesca.

Inoltre, l’UE ha instaurato dei partenariati con i paesi in via di sviluppo al fine di garantire gli stock ittici alle future generazioni e contrastare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN). Gli Accordi di partenariato nel settore della pesca sostenibile coprono il 7% delle catture totali dell’UE, con un budget di 135 milioni di euro all’anno. Il 22% di tali investimenti dell’UE viene indirizzato direttamente verso misure tecniche di supporto, per esempio la modernizzazione e l’aggiornamento della pesca nei paesi in via di sviluppo e la lotta alla piaga della pesca INN, che distrugge i mezzi di sussistenza degli onesti pescatori.

Nella pesca, come nella sua politica di sviluppo, l’UE apre la strada verso una maggiore sostenibilità e una cooperazione più internazionale. Nel fare ciò, sta segnando la via verso uno sfruttamento inclusivo, equo, trasparente e legale delle risorse ittiche, per garantire ovunque popolazioni e mari in salute.

Sorveglianza dell’Oceano Indiano

pesca schiaviNonostante la sua distanza dal continente europeo, l’Unione europea svolge un ruolo chiave nella sorveglianza nel sud-ovest dell’Oceano Indiano, contribuendo a monitorare e controllare le attività di pesca nella regione.

Dal 2007, in collaborazione con la commissione dell’Oceano Indiano, l’UE ha preso parte al piano regionale per il controllo della pesca nell’Oceano Indiano sudoccidentale, allo scopo di combattere in maniera efficace la pesca INN. La pesca INN è uno tra i problemi principali nella regione: secondo il progetto Pesca Sicura, rappresenta il 32% della pesca nell’est dell’Oceano Indiano e il 18% nella parte ovest.

Attraverso la massimizzazione delle capacità di sorveglianza dei mari a livello regionale e l’introduzione di sistemi di monitoraggio delle navi, nonché mediante la cooperazione, all’interno di gruppi integrati, di personale incaricato delle ispezioni proveniente dagli Stati costieri della regione dell’Oceano Indiano, la sorveglianza degli oceani è migliorata notevolmente; questo ha permesso la detenzione di un maggior numero di navi accusate di pesca illegale nel sud-ovest dell’Oceano Indiano. Tale supporto è stato rafforzato da una rete di accordi di partenariato nel settore della pesca nell’Oceano Indiano (Madagascar, Comore, Seychelles e Mauritius), ciascuno potenziando le capacità dai rispettivi centri per il monitoraggio della pesca e, nel caso del Madagascar, attraverso un efficace controllo aereo e navale.

Seychelles

Le Seychelles stanno constatando i concreti benefici economici derivanti dal loro accordo di partenariato in materia di pesca sostenibile con l’UE, del valore di 15,2 milioni di euro in un periodo di sei anni. Un progetto da 3,2 milioni di euro è terminato con la costruzione di un molo di 120 metri a Île du Port, Victoria, che può ospitare gli sbarchi di numerose tonniere di grandi dimensioni contemporaneamente. Questo consente alle Seychelles di mantenere il loro ruolo strategico in qualità di principale luogo di sbarco della flotta dell’UE e di porto di trasbordo di tonno nell’Oceano Indiano.

L’UE ha altresì co-finanziato dei pescherecci palangresari per la formazione degli studenti della scuola di formazione marittima delle Seychelles in tecniche di navigazione e di pesca, consentendo loro di focalizzarsi sulle specie di pesce di maggior valore. Inoltre, per incoraggiare gli imprenditori locali a farsi coinvolgere nella lavorazione del pesce, l’UE ha co-finanziato la costruzione di tre impianti per la lavorazione del pesce.

Madagascar

Julienne Razafindrafara è un’ex pescatrice di granchi che vive in uno dei quattro villaggi scelti per un progetto pilota nell’ambito del programma Smartfish finanziato dall’UE. Il programma ha previsto l’introduzione di nuovi metodi che consentono di catturare vivi i granchi Mangrove nella regione di Mahajanga, in Madagascar.

Julienne Razafindrafara per la pesca sostenibile in Madagascar
Julienne Razafindrafara per la pesca sostenibile in Madagascar

“Solamente un anno fa abbiamo perso metà delle catture dopo aver catturato i granchi”, afferma Julienne. I granchi sono popolari sui mercati asiatici, ma i granchi vivi si vendono al doppio del prezzo di quelli congelati. Julienne lavora con 60 pescatori, che dispongono di serbatoi per intrappolare in maniera selettiva i granchi di grandi dimensioni, senza provocare loro danni, così come di barche specificatamente progettate per il trasporto delle catture verso Mahajanga.

“I nuovi materiali forniti dall’UE hanno significativamente ridotto le nostre perdite”, prosegue. “Ero anch’io una pescatrice di granchi e posso dirvi che questo ha cambiato le nostre vite.”

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