Clara e il Mare: Un’Intervista con l’amica e protettrice delle creature marine

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clara coco ok

Nell’affascinante mondo dei segreti dell’oceano, spesso dimentichiamo quanto la curiosità e la passione possano spingerci a esplorare le profondità marine. Oggi, siamo onorati di presentarvi Clara, una giovane promessa nella scienza della biologia marina. Sin dalla sua più tenera età, Clara ha avuto una connessione speciale con il mare, e la sua sete di conoscenza l’ha spinta a scoprire i misteri nascosti sotto la superficie dell’acqua. In questa intervista, ascolteremo la sua storia di amore per il mare e scopriremo come sta contribuendo a preservare il nostro prezioso ecosistema marino. Clara ci dimostrerà che l’età non è mai un limite per perseguire le proprie passioni e che il futuro delle nostre acque dipende da menti giovani e curiose come la sua.

Cosa ti affascina di più del mare ma soprattutto quando hai capito che era una vera e propria passione?
Ho scoperto di amare il mare da piccolissima. Mio padre ha fatto moltissime immersioni e dai suoi racconti e dai libri che trovavo in casa mi sono appassionata anche io.

Hai un animale marino preferito? Puoi dirmi qualcosa di interessante?
Amo tutti i cetacei del Mediterraneo ed i Beluga ma se devo scegliere il mio animale preferito in assoluto direi la Megattera. Il nome deriva dal greco Mega Pteron che vuol dire grandi ali (questo me lo ha spiegato Mariasole Bianco), quindi balena dalle grandi ali. Ed in effetti in acqua quando la vedete nuotare pare che voli.

Cosa ti fa desiderare di diventare una biologa marina quando crescerai?
Non so se diventerò proprio biologa marina perché in realtà della natura e degli animali mi piace tutto. Però so che del mare non c’è cosa che non mi piaccia. Mi piace l’odore, i colori, mi fa venire allegria e mi calma se sono agitata. So che dal mare dipende la metà dell’ossigeno che respiriamo e che custodisce oltre l’80% delle specie viventi conosciute. Quindi dal mare dipende la vita.

Quali sono alcune delle cose che pensi dovremmo fare per proteggere il mare?
Ridurre l’uso eccessivo della plastica per esempio, ormai uso la mia borraccia e il mio portapranzo sempre e ovunque, la cattiva abitudine di lasciare sporche le spiagge, i parchi giochi o le aree pic nic, liberare i palloncini nell’ambiente: non si sta troppo a pensare che poi queste plastiche o microplastiche diventano trappole per uccelli marini, pesci, mammiferi marini e tartarughe. Anche l’abitudine di uccidere le meduse, tirare le stelle marine fuori dall’acqua o mettere i granchi e i pesciolini nei secchielli. Tutte azioni che sono mortali e che si fanno senza pensare al danno solo perché si è sempre fatto. Basterebbe informarsi un po’ di più.

Hai mai fatto esperienze o attività legate al mare che ti hanno fatto sentire ancora più appassionata? Posso sentire qualcosa di speciale che hai vissuto?
Esperienze ne ho fatte davvero molte. Posso dirti che spesso esco in mare per fare avvistamenti sostenibili. Ho avuto la fortuna di incontrare nel loro ambiente tursiopi, delfini, stenelle e un capodoglio meraviglioso che non dimenticherò mai. Ti confesso che da piccola sono andata a vedere i delfini anche in cattività ma mi si è stretto il cuore e non sono riuscita più a vederli rinchiusi.
Sono andata con i volontari sui nidi delle tartarughe caretta caretta ed ho assistito alle schiuse e all’ingresso in mare dei tartarughini. Anche questa un’esperienza indescrivibile.
Ho dato voce alla biodiversità sommersa dell’AMP delle Secche di Tor Paterno “doppiando” una castagnola nel documentario “Un tesoro da proteggere: le Secche di Tor Paterno raccontate ai bambini”, nell’ambito di un percorso educativo di Ente Roma Natura, APS Sottoalmare e patrocinato dalla Regione Lazio.
Ho partecipato attivamente a Festival e incontri di divulgazione e sensibilizzazione a tema marino.
Questa estate poi ho chiesto di visitare anche i centri di recupero delle tartarughe marine ferite. A volte non è facile vedere cosa l’uomo è in grado di provocare ma credo serva anche questo per migliorare.

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