C’è vita nelle profondità marine?

La vita nelle profondità marine. Team di scienziati scopre pesci a 7.700 metri di profondità.

Un team composto da scienziati inglesi e giapponesi ha scovato un folto branco di pesci a 7,7 km di profondità nelle acque marine giapponesi del Pacifico. Gli animali sono stati catturati in video da una speciale telecamera montata su di un r.o.v. che resiste alle forti pressioni delle acque profonde.

I pesci avvistati sono lunghi circa 30 cm ed avevano un colore roseo come quello della pelle umana. Pseudoliparis amblystomopsis  già conosciuto perché ritrovato anche a profondità minori si nutre di gamberetti ed è un pesce abissale molto veloce e difficile da riprendere con le telecamere. Alan Jamieson  di Oceanlab dice che questo è solo un piccolo passo verso la scoperta di altre specie abissali.

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Il record del “pesce più profondo” comunque spetta a Abyssobrotula galatheae, ritrovato in Porto rico nel 1970 a più di 8000 metri di profondità.

Il progetto Hadeep , iniziato nel 2007 , è una collaborazione tra l’Università di Aberdeen e l’Ocean Research Institute di Tokyo ( guidato dal professor Mutsumi Nishida con il responsabile della ricerca Dr Asako Matsumoto ) e mira ad espandere la conoscenza della biologia nelle profondità dell’oceano .

Il progetto è finanziato dalla Fondazione Nippon e il Natural Environment Research Council ( NERC ) .

 
DIVISIONI DEL MARE PROFONDO
 Zona batiale : 1.000-3.000 m ( 3,000-10,000ft )
 Zona abissale  : 3,000-6,000 m ( 10.000-20.000ft)
 Zona adale e fosse oceaniche : 6,000 m -11 , 000m ( 20,000-36,000ft)

I ricercatori hanno cercato nella zona adale,  la zona di mare che si trova tra i 6.000 e gli 11.000 m.

Vivere a quelle profondità non è certo cosa semplice: la mancanza di cibo e le forti pressioni mettono gli organismi marini a dura prova. Ma in caso di modificazioni fisiologiche alcuni organismi possono adattarsi come nel caso di Pseudoliparis amblystomopsis.

I ricercatori sono stati sorpresi dal comportamento dei pesci Pseudoliparis amblystomopsis. ” Normalmente questi pesci degli ambienti profondi dovrebbero essere poco attivi per risparmiare energia il più possibile ma invece erano scattanti e veloci dice il professor Priede  dell’Università di Aberdeen. Dato che questi pesci vivono ad elevate profondità utilizzano dei recettori posti sulla bocca per localizzare il cibo. Questi pesci aggiunge ancora Priede, li avevamo visti solo nei musei sotto formalina, adesso abbiamo delle meravigliose immagini di Pseudoliparis amblystomopsis nel loro ambiente.

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  • Ultima modifica dell'articolo:7 Aprile 2022

Marcello Guadagnino

Web Editor : Marcello Guadagnino, biologo marino ed esperto di pesca professionale. Autore del Giornale dei Marinai

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