Adriatico a rischio: perdita di biodiversità e crollo della pesca

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Pesca a strascico causa dell’eccessivo sfruttamento di tutti gli stock ittici dell’Adriatico. Scampi e merluzzo le specie a maggior rischio

L’Adriatico ospita il 49% di tutte le specie del Mediterraneo e produce il 50% della pesca italiana. Decenni di pesca eccessiva, però, hanno fortemente compresso gli stock ittici, oggi tutti sovrasfruttati. Scampi e naselli, tra le specie più commerciali, sono in forte declino e per gli stock di acciughe e sardine si teme il collasso. La pesca eccessiva ha anche alterato i fragili ecosistemi dell’Adriatico, erodendo un patrimonio di biodiversità. Da qui nasce l’Adriatic Recovery Project che riunisce organizzazioni della società civile ed enti di ricerca intorno all’obiettivo di tutelare gli ecosistemi marini vulnerabili e gli habitat essenziali dell’Adriatico il cui futuro passa attraverso azioni di tutela e gestione condivise tra Italia e Croazia che sono state presentate alla Camera dei Deputati oggi 18 aprile nell’iniziativa “Adriatico a rischio: perdita di biodiversità e crollo della pesca“.

A dirci che non possiamo più aspettare sono gli impressionanti dati sulla pesca forniti dalla Commissione europea: il 96% degli stock ittici dell’UE in Mediterraneo sono sovrasfruttati, provocando in Adriatico un crollo del 21% delle catture della pesca italiana. Per alcune specie molto richieste dai consumatori la situazione è ben più drammatica, con cali del 45% per il nasello (tra il 2006 e il 2014) e del 54% per lo scampo (2009-2014). Dati ancora più preoccupanti se si pensa che solo l’Adriatico sostiene il 50% della pesca italiana, la più importante nel Mediterraneo, che proprio in questo bacino concentra il 47% della nostra flotta industriale, soprattutto quella a strascico. Questa intensa attività ha causato lo sfruttamento eccessivo di tutti gli stock ittici dell’Adriatico, oggi in forte declino, alterandone gli ecosistemi e producendo di conseguenza una profonda crisi nel comparto della pesca. I dati più allarmanti riguardano il merluzzo (o nasello) oggi pescato, secondo l’Unione europea, oltre cinque volte la soglia di sostenibilità, e tra le specie più richieste dai consumatori.

La pesca a strascico insiste anche su aree particolarmente vulnerabili come la Fossa di Pomo, una depressione in centro Adriatico dove si trova la più importante zona di riproduzione (nursery) di scampi e nasello di tutto l’Adriatico.

“L’elevato sfruttamento dell’Adriatico – dice Domitilla Senni, portavoce dell’Adriatic Recovery Project – ha reso questo mare uno dei più impattati al mondo. Consentire la pesca a strascico in una delle sue zone più vulnerabili, come la Fossa di Pomo, dimostra il grado di miopia del governo italiano, che sta condannando l’Adriatico ad una rapida desertificazione”.

In linea con le raccomandazioni scientifiche di organismi internazionali come la Commissione Generale per la Pesca del Mediterraneo, e con l’impegno assunto dall’UE durante la Convenzione sulla Diversità Biologica per garantire la conservazione del 10 per cento delle sue zone costiere e marine entro il 2020, le aree sottoposte a restrizione delle attività di pesca sono essenziali per la protezione di habitat – e per le specie ittiche che le popolano – dal sovrasfruttamento dovuto a un’eccessiva attività di pesca.

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Web Editor : Marcello Guadagnino, biologo marino ed esperto di pesca professionale. Autore del Giornale dei Marinai

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