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L’Europarlamentare Marco Affronte sottolinea il contrasto con il Regolamento di Controllo UE

“Uno dei problemi più grandi della pesca italiana è l’enorme impatto che la pesca illegale ha sulla conservazione degli stock e sull’alterazione del mercato: contrastarla inasprendo le sanzioni economiche e non aumentando i controlli è stupido” – dice Marco Affronte, Eurodeputato del Movimento 5 Stelle in Commissione Pesca – “Abbiamo verificato con i nostri occhi e in numerosi colloqui con varie marinerie quanto siano lacunosi i controlli per contrastare la pesca illegale.

AFFRONTE: “Sanzioni irragionevoli, legge 154 stupida” “Multe draconiane inutili nel contrasto alla pesca illegale”

I pescatori con licenza pagano tasse, mettono bolli, sono sottoposti a verifiche, devono rispettare le quote, e sono – giustamente – sanzionati se sbagliano. Ma queste sanzioni non possono essere così sproporzionate e irragionevoli da gettare nella completa disperazione un pescatore artigianale. Quando negli articoli 39 e 40 della Legge 154/2016 si arriva a determinare sanzioni amministrative pecuniarie comprese tra 1.000 e 75.000 euro, che raddoppiano nel caso in cui le violazioni abbiano ad oggetto il tonno rosso ed il pesce spada, è chiaro che si sia perso il senso della misura. Per un piccolo pescatore 75.000 sono il guadagno di anni di lavoro. Che senso ha distruggerlo economicamente? Non dimentichiamo poi” – spiega ancora Affronte – “che in caso di pesca, commercializzazione e somministrazione di prodotto ittico sottomisura di tonno e spada, è stato introdotto un inasprimento delle pene accessorie, con sospensione della licenza di pesca da 3 a 6 mesi e, in caso di recidiva, la revoca della licenza.

Sanzioni troppo severe per i pescatori

Perché non il taglio della mano?” – ironizza l’Europarlamentare, che evidenzia come la Legge vada contro quanto specificato nel Regolamento europeo sul Controllo (1224/2009) – “in cui si ha ripetutamente cura di ribadire che le sanzioni devono essere ‘effettive, proporzionate e dissuasive’ e ‘calcolate in base al valore dei prodotti della pesca ottenuti commettendo un’infrazione grave.’ Anche qui c’è una forte incongruenza, perché manca proporzionalità fra valore del danno e peso della multa: vanno bene i controlli, ma si può arrivare ad una sanzione di 5.000 euro per un pesce sottotaglia in una cassetta che vale si e no 50 euro. E’ ridicolo. Qualche settimana fa la moglie di un pescatore ha scritto una lettera aperta riportando un caso analogo che fa capire la situazione durissima cui fanno fronte questi artigiani del mare. Risulta quindi del tutto evidente che la proporzionalità sia completamente dimenticata nella Legge italiana, ma anche l’effettività. Quale pescatore pagherà mai una sanzione di migliaia di euro? Più probabilmente strapperà la licenza e cambierà mestiere. E’ davvero questo quello che vogliamo? Io no” – conclude Affronte.

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